«Conversione comunitaria, conversione personale, conversione strutturale»: sono queste le tre direttive emerse nel percorso del Cammino sinodale, le «condizioni di possibilità per comunità più evangeliche e missionarie».
È quanto emerge dalla relazione principale di monsignor Erio Castellucci, vicepresidente della Cei e presidente del Comitato nazionale del Cammino sinodale, nella sua relazione di apertura.
«Se cultura e profezia, nella mentalità diffusa, vengono poste in alternativa, si corre il rischio di relegare la cultura nelle accademie e la profezia nelle piazze – ha detto -: per i cristiani invece la profezia è la scelta di testimoniare integralmente il Vangelo e la viva Tradizione, abbracciandone tutti gli aspetti. La profezia in altre parole è la capacità di declinare quello che del cristianesimo “fa la differenza” nella cultura in cui esso è chiamato a vivere, non in un contesto ideale astorico e atemporale».
La missione diventa cultura quando un’esperienza si presenta ragionevole e praticabile anche per gli altri. Qui sta la forza della profezia.
Se un’azione, anche forte e coraggiosa, appare irragionevole o insensata, non genera nulla, tranne forse un apprezzamento compassionevole verso chi l’ha compiuta. La dimensione culturale è essenziale perché un’esperienza buona possa diffondersi e arricchire il mondo.
La profezia non è semplicemente la testimonianza di qualche eroe solitario – pure apprezzabile e necessaria – ma è una qualità di tutta la Chiesa, «popolo profetico» (cf. LG 12), e di tutte le persone di buona volontà al di fuori di essa. Questa qualità “comune” – non solo singoli profeti, ma un popolo profetico – è la nota con la quale vorremmo percorrere il terzo passo del nostro Cammino, dopo la fase narrativa e quella sapienziale».
In queste parole il senso della nuova fase che coinvolgerà le Diocesi nei prossimi mesi, in vista della seconda Assemblea sinodale in programma dal 31 marzo al 4 aprile 2025. Gettare ponti tra cultura e vita, tra ragione e fede.
«Troppo spesso i due aspetti, cioè la speranza vissuta nell’esperienza e la capacità di motivarla con la ragione – continua nel suo intervento monsignor Castellucci – rimangono distanti: la prima sparpagliata nel quotidiano delle nostre comunità e la seconda concentrata negli ambienti accademici. Occorre gettare dei ponti tra le case e le aule, tra le strade e le biblioteche».
In attesa delle schede di lavoro, frutto dell’Assemblea appena conclusa, l’Équipe del Cammino sinodale, in comunione con il vescovo Mario, elaborerà le modalità concrete con cui intercettare il maggior numero possibile di organismi di partecipazione e di persone, per concretizzare quanto emerso a livello nazionale e diocesano.
Cammino sinodale: la delegazione diocesana al rientro da Roma
I passi «per un popolo profetico»














