Precipitazioni eccezionali, infrastrutture inadeguate, un territorio fragile e un’amministrazione disattenta hanno creato in Spagna un mix letale. Fabbriche, scuole e centri commerciali aperti nelle ore più critiche hanno fatto il resto. Una tragedia, almeno in parte, evitabile. Ieri la folla inferocita ha contestato con violenza le autorità in visita nelle zone più colpite. Un dramma che riapre le ferite mai chiuse della nostra città. Ne abbiamo parlato con il sindaco, Massimo Isola.
La vulnerabilità delle città mediterranee
«Le alluvioni di Valencia riaprono ferite che a Faenza non sono mai state chiuse. Quello che si prova di fronte a queste immagini strazianti è dolore, ma anche rabbia – ha detto il sindaco Massimo Isola -. Ancora una volta abbiamo visto l’incapacità dei nostri sistemi urbani a gestire eventi eccezionali». Le alluvioni che hanno devastato diverse zone della Spagna e le città romagnole come Faenza, sottolineano ancora una volta la fragilità delle infrastrutture urbane di fronte agli eventi metereologici estremi. Secondo Isola molte città mediterranee si trovano a essere «le prime vittime di un tempo nuovo, quello del cambiamento climatico». Questo scenario richiede azioni che vanno oltre le possibilità di una sola amministrazione locale: «È necessario un lavoro coordinato tra tutti i livelli istituzionali per fronteggiare il fenomeno». Secondo Isola, le risorse e le misure attuali sono «inadeguate» rispetto alla portata del problema. È evidente, ha aggiunto, che una progettualità di ampio respiro sia indispensabile per mettere in sicurezza il territorio e prepararlo a future emergenze.
Misure preventive e coordinamento
Di fronte alla possibilità di eventi catastrofici, le misure preventive adottate da Faenza sono state decisive. «La consapevolezza dei rischi è un fattore fondamentale per proteggere la comunità», ha spiegato il sindaco. A maggio 2023, durante la seconda alluvione, la città ha evitato un bilancio di vittime più grave grazie a una campagna preventiva: ordinanze che vietavano spostamenti in auto e frequentazioni di cantine, la chiusura di scuole e attività sportive.
«Queste misure hanno evitato una tragedia ben più grave», ha aggiunto Isola. Il sindaco ha sottolineato come l’allerta preventiva possa fare la differenza, anche a rischio di contestazioni da parte dei cittadini qualora l’emergenza non si concretizzi. «Abbiamo chiesto ai cittadini di evitare spostamenti già due giorni prima delle prime rotture arginali, e questo è stato fondamentale».
La comunicazione diretta: fondamentale in emergenza
Isola ha anche riflettuto sull’importanza della comunicazione efficace durante le emergenze. «Abbiamo usato mezzi digitali, social media, portali online, ma questo non basta», ha detto. In un contesto di emergenza, raggiungere anche la popolazione meno digitalizzata è cruciale. Faenza ha quindi utilizzato un mix di strumenti, inclusi avvisi porta a porta e megafoni montati sulle auto della polizia municipale, per diffondere rapidamente le istruzioni alla popolazione. «In alcuni casi, il vecchio metodo del megafono si è dimostrato insostituibile», ha aggiunto il sindaco, spiegando come sia stato efficace nel raggiungere anche chi non segue i canali online.
La gestione delle proteste e la risposta delle istituzioni
Le recenti immagini di protesta contro le autorità in Spagna, da parte di cittadini colpiti dall’alluvione, hanno riaperto una ferita che anche Faenza conosce bene. «Le contestazioni sono inevitabili», ha detto Isola, «soprattutto di fronte alla perdita di beni e, talvolta, di vite umane». Ha sottolineato come questo sfogo, sebbene doloroso, sia un modo per evitare una pericolosa passività sociale.
La risposta delle istituzioni spagnole, secondo il sindaco, ha rappresentato un segnale importante di solidarietà. «Il premier spagnolo ha cercato di instaurare un dialogo diretto con le comunità colpite, mandando un messaggio di collaborazione istituzionale, che è essenziale in queste situazioni».
Il progetto per la messa in sicurezza del Marzeno
Guardando al futuro, Isola ha spiegato che per la messa in sicurezza di Faenza e del territorio circostante sono necessari interventi strutturali di ampio respiro. La città è particolarmente esposta per la presenza di fiumi come il Marzeno, il Lamone e il Senio, che richiedono piani di contenimento speciali. «La nostra battaglia per la sicurezza non può fermarsi a Faenza, ma deve arrivare a Roma – ha dichiarato il sindaco – . I lavori di messa in sicurezza del Marzeno devono andare dalla sorgente alla nostra città con una progettualità contenuta nel Piano speciale. Per questo chiediamo con insistenza di finanziare almeno uno stralcio del Piano Speciale»
Nell’attesa di questi fondi, Faenza ha iniziato a lavorare su misure di contenimento alternative, come l’acquisto e la preparazione di terreni destinati ad accogliere l’acqua in caso di piena. «Abbiamo avviato i lavori sui terreni tra il Marzeno e via Cimatti: se lavorati nel modo giusto possono dare una mano, come pure i rilevati e i contrargini che stiamo progettando. E’ inutile ripetere che questi sistemi reggono se le portate d’acqua sono limitate », ha concluso Isola.
Barbara Fichera














