Uno sport per tutti, vario e stimolante, che richiede tanto impegno e fatica, ma che può dare soddisfazioni uniche. Faenza triathlon è una società sportiva amatoriale che da più di vent’anni promuove e valorizza questa disciplina che unisce nuoto, bici e corsa in un’unica competizione, individuale o a squadre. Alla guida della società da cinque anni c’è Marco Calderoni, 35 anni, che si è trovato a gestire la difficile situazione post-pandemia e che ha cercato di rilanciare questo sport favorendo politiche di inclusione e valorizzazione. «Ci troviamo settimanalmente per gli allenamenti e per prepararci al periodo delle gare, che si svolgono principalmente nel periodo tra primavera ed estate – racconta -. A questi si affiancano momenti conviviali per affiatarci come squadra e vivere in maniera integrale i valori dello sport, perché avere un bel gruppo ti aiuta a dare il meglio». Marco si è avvicinato al triathlon in età già adulta, a 25 anni. «Tutto è nato perché volevo imparare a nuotare – ricorda -. A differenza della bici e della corsa, in questo ero molto scarso. Il triathlon mi ha spronato a migliorarmi sempre di più». Dopo mesi di allenamento in vasca, si arriva così a Peschiera, sul lago di Garda per la sua prima gara olimpica nel triathlon. «Fu una grande emozione, ho rotto il ghiaccio con questa disciplina». E da lì, tra una bracciata e l’altra, Marco non si è più fermato. Anche se il Covid-19 ha messo a dura prova le varie attività. «La ripartenza non è stata facile – dice – ma c’è stata una graduale ripresa».

Per prepararsi alle gare serve una forte concentrazione sull’obiettivo

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Tra le cose che appassionano più del triathlon, è la mentalità che porta ad avere. «Fisicamente le gare, a cui ti devi preparare per mesi, possono essere molto provanti, per questo devi tenere sempre una mentalità concentrata sull’obiettivo. In questo sport la testa fa molto la differenza, perché la gara non è uno sprint, si ragiona su lunghe distanze e fatiche. Il tutto però viene sempre vissuto in uno spirito di amicizia e sana competizione». Oggi sono circa una cinquantina i soci iscritti, con un’età media tra i 35 e i 45 anni, «ma vogliamo cercare nel tempo di avvicinare sempre più giovani – evidenzia Marco – per questo sarebbe da fare un gran lavoro nelle scuole. In generale, penso che lo sport debba entrare sempre di più negli istituti e non debba essere vissuto come qualcosa di a sé stante nella vita di un giovane». Tra i temi cittadini che Marco sottolinea, la necessità di avere a disposizione più impianti e di creare sinergie tra le varie realtà del territorio. «Abbiamo bei legami con tante società, dalla Cogisport, all’Atletica 85 fino alla Leopodistica. La nuova cittadella dello sport che è in costruzione alla Graziola sarà di sicuro un’area interessante per favorire la nascita di nuovi legami».

Calderoni è stato colpito tre volte dall’alluvione

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Nel mentre, Marco ha dovuto fronteggiare anche le tre alluvioni che hanno colpito la città. Via Ragazzini e via Carboni: sponde diverse del Lamone, ma praticamente stessa storia 17 mesi fa, con oltre 6 metri d’acqua a sommergere tutto. In entrambe, Marco aveva proprietà di famiglia. «La mia vita dall’alluvione di maggio 2023 è cambiata totalmente. Dalla sera alla mattina, i miei genitori e mia nonna sono rimasti senza casa, mentre io per due mesi ho dovuto ripulire la mia abitazione dal fango. In tutto questo, abbiamo perso la nostra storia e le nostre radici, e questo fa davvero male perché non torneranno più». In tutta questa situazione Marco riesce a scorgere segni di speranza. «Ho visto tanta resilienza da parte della mia famiglia e una grande unione. E dal primo momento tanti miei compagni di squadra e amici sono accorsi per aiutarmi a togliere il fango e ripristinare i danni avuti». Le bracciate in acqua si sono così trasformate in mani pronte a prendere badili e carriole: una vera squadra si vede da queste situazioni.

Samuele Marchi