Lunedì 14 ottobre si celebra la solennità della Dedicazione della Cattedrale di Faenza, una festività poco conosciuta dalla comunità dei fedeli, ma di forte valore ecclesiale e quest’anno resa ancora più significativa dalla ricorrenza del 450° anniversario della fondazione della Cattedrale stessa. Il termine Dedicazione indica la consacrazione permanente ed esclusiva di un edificio di culto alla preghiera e alle celebrazioni liturgiche. Nel caso della Cattedrale, chiesa madre di tutte le altre della Diocesi, assume una rilevanza ecclesiologica maggiore in virtù della presenza della cattedra del vescovo, segno tangibile della continuità apostolica e garante della trasmissione della fede cattolica, ma pure dell’unità della Chiesa locale in comunione con la Chiesa universale. Per tale ragione il calendario liturgico riconosce particolare solennità alla Dedicazione della Cattedrale di ogni Diocesi e, a livello universale, a quella della Basilica Lateranense il 9 novembre, in quanto Cattedrale di Roma e simbolo di comunione della cristianità nella persona del vescovo di quella città. In questo senso la dedicazione della Cattedrale, trasfigurando la Chiesa di pietre “inerti” in Chiesa di pietre “vive”, cioè in comunità di fedeli in costante cammino di fede in comunione con tutte le altre Chiese locali, costituisce pure un’ottima esemplificazione di sinodalità della Chiesa stessa.
La Dedicazione del 15 ottobre 1581, la Cattedrale ispirata ai canoni del miglior Rinascimento fiorentino
La Dedicazione della Cattedrale di Faenza avvenne il 15 ottobre 1581, che quell’anno cadeva di domenica (sebbene alcuni calendari reperibili in rete rechino giovedì). In quel giorno fu celebrata fino al 1972, quando si preferì anticiparla al 14, verosimilmente per evitare sovrapposizione con la festività di Santa Teresa d’Avila, proclamata dottore della Chiesa due anni prima. Con essa giunse formalmente a termine il percorso fondativo della Cattedrale attuale, avviato nel 1474. Il 26 maggio di quell’anno, il vescovo Federico Manfredi ne posava solennemente la prima pietra, che portò alla scomparsa di tutte le tracce murarie della precedente, risalente almeno al IX secolo e di cui possiamo farcene un’idea sommaria grazie ai cenni contenuti nei numerosi atti notarili a partire dall’anno 1045. Nelle intenzioni del fondatore, la nuova Cattedrale doveva costituire un capolavoro assoluto di architettura e di arte, ispirata ai canoni del migliore Rinascimento fiorentino.
Della consacrazione resta il ricordo, ancora oggi ben visibile, delle dodici croci poste in diversi punti nel muro interno della chiesa
A seguito della tragica fine della signoria manfrediana agli albori del XVI secolo, fu la Municipalità a subentrare nella costruzione della fabbrica, terminata nelle forme attuali grosso modo agli inizi del terzo decennio del Cinquecento. Tuttavia, la Dedicazione della nuova Cattedrale avvenne qualche decennio più tardi, con tempi e modalità di cui non siamo particolarmente informati. Gli eruditi cittadini la collocano in diverse date del mese di ottobre, ponendola in relazione alla designazione del vescovo faentino Annibale Grassi al ruolo di vice legato di Romagna. Il recente rinvenimento di un verbale coevo presso l’Archivio Storico Diocesano di Faenza (Serie SS, reg. V, n. 226) contribuisce a chiarire meglio la dinamica dell’evento, a partire dal fatto che il vescovo Grassi decise di procedere alla Dedicazione dietro mandato del pontefice Gregorio XIII poiché non esisteva alcun documento o memoria che l’attestasse avvenuta. La medesima fonte descrive la cerimonia, celebrata di mattina alla presenza delle autorità cittadine, con il vescovo giunto solennemente davanti alla porta maggiore che celebrò il rito secondo l’apposito cerimoniale, tracciando caratteri dell’alfabeto greco e latino in diversi punti del pavimento. Al termine concesse il beneficio dell’indulgenza ai presenti, estesa al giorno dell’anniversario in futuro. Dell’avvenuta consacrazione resta il ricordo, ancora oggi ben visibile, delle dodici croci poste in diversi punti nel muro interno della chiesa.
Le ripresa del culto petrino

Il vescovo Grassi, appartenente ad una delle famiglie più illustri di Bologna, era persona di elevata cultura giuridica ed esperienza diplomatica e la sua designazione alla sede faentina avvenne per proseguire lo sforzo del predecessore Giovanbattista Sighicelli di procedere a una radicale riorganizzazione, in linea con le disposizioni del Concilio di Trento, di una Diocesi pesantemente lacerata dalla diffusione delle dottrine evangeliche nei decenni precedenti. Di questa opera riformatrice costituiscono punti fermi i sinodi e le visite pastorali, ma anche l’erezione del Seminario, aperto nel luglio 1576 dallo stesso Grassi, e la Dedicazione della Cattedrale. Un evento in cui si vuole altresì riconoscere un preciso intento di riaffermare la supremazia dell’autorità pontificia mediante una forte riproposta del culto di San Pietro, tradizionale patrono della città, la cui devozione appariva sempre più “compromessa” da quella mariana e verso i cosiddetti “santi patroni”, fra cui Savino, caro alla signoria manfrediana in antagonismo con il potere papale. La ripresa del culto petrino pare del resto riconoscibile nell’abbondante iconografia del principe degli Apostoli risalente al XVI secolo e presente in diversi punti della Cattedrale. In particolare, si segnala una xilografia raffigurante San Pietro con in mano la Cattedrale che campeggia sulla città di Faenza stilizzata e che alcuni studiosi, sulla base della presenza dello stemma Grassi (che potrebbe riguardare anche il nipote Giovanni Antonio Grassi, succeduto allo zio nel 1585) hanno ipotizzato eseguita appunto in occasione della Dedicazione della Cattedrale.
Marco Mazzotti














