Qualche sera fa il vescovo emerito monsignor Claudio Stagni ha celebrato la messa per la ricorrenza di san Luca, che come sappiamo era un medico. Ci ha parlato che tutti i discepoli furono mandati a coppie per le strade della Galilea per guarire la gente ammalata.
La riflessione scaturita successivamente è stata su come guarivano le persone ammalate questi discepoli, perché non si parla nel Vangelo di medicine, o di strumenti, come pure di tecniche per guarire. Quindi cosa potevano fare i discepoli se non confortare la gente? E questa è forse la soluzione che più di tutto manca nella pratica odierna della medicina.
Oggigiorno la medicina è basata prevalentemente sull’apparenza e sulla cosa diversa, da cui siamo abituati a vedere. Oggi la medicina è impegnata di più a combattere i sintomi della malattia anche se questi fanno parte della guarigione, come nel caso della febbre. Io mi ricordo che mio padre vecchio romagnolo, quando sentiva che gli stava arrivando la febbre, alla sera prendeva soltanto una tazza di caffelatte con dentro un bicchiere di vino e poi andava a letto dove sudava tutta la notte, per poi alzarsi al mattino e tornare a lavorare. Adesso invece la febbre viene considerata come “la malattia” stessa, per cui la cura è mirata a fare andare via il sintomo della febbre con tanti farmaci antiinfiammatori. Eppure si sa che l’innalzamento della temperatura corporea è l’unico rimedio per uccidere i virus, e che diversamente ci portiamo avanti per più tempo la malattia, insieme agli effetti collaterali indesiderati del farmaco
stesso.
Il dolore in sé è diventato una malattia da bonificare via dal corpo. Ma se non avessimo male quando ci fratturiamo un osso, chi ci terrebbe fermi? E quando arriveremmo a guarire? Già in questi tempi si osservano le madri che al bambino febbricitante danno una tachipirina e poi lo portano a scuola, perchè loro non possono mancare al lavoro. Se avessero la possibilità di stare a casa ad accudire il loro bambino, forse starebbero meglio anche le mamme. Sicuramente se avessero una persona amica e premurosa, potrebbero lasciare il figlio in loro custodia. Se ci fosse qualcuno che pensasse al mangiare di chi ha una gamba fratturata, l’infortunato potrebbe in teoria stare fermo con l’arto che ha subito il danno. Tutto quello che fa la medicina adesso è somministrare dei farmaci. Anche in quelle malattie psichiatriche, dove troviamo un male psichico di relazione, si vuole dare la pillola guaritrice e niente più. Il curante diagnostica e provvede in base alle linee guida proposte dalla regione. In questo modo ha la coscienza a posta e le spalle protette da eventuali denunce che ora sono all’ordine del giorno per molti medici. Se poi andiamo a vedere la nostra regione, tempo fa ha speso miliardi di lire per far fare uno studio a una università di Milano per definire i minuti che un medico doveva impiegare per ogni visita. E il rapporto medico-paziente dove lo mettiamo? Tutte chiacchiere inutili per loro.
Per capire di più penso che occorra provare l’esperienza di Lourdes. La prima volta che ci andai ero infarcito delle teorie materialistiche apprese alla facoltà di medicina di Bologna, lontano dalla spiritualità dell’insegnamento del cristianesimo. Mi capitò anche di essere presente al secondo processo per il riconoscimento di un miracolo avvenuto a una signora di Asti, che stufa delle domande di un branco di medici, di cui anch’io facevo parte, e che continuavano a mettere in dubbio che la sua guarigione fosse stata un miracolo, ci lasciò le lastre e andandosene disse che lei era guarita del tumore polmonare, dopo il pellegrinaggio alla Grotta fatto l’anno precedente, e che non sapeva cosa farsene del giudizio di quei medici lì presenti.
Fu una cosa che mi aprì gli occhi e incominciai a guardare in modo differente quei pellegrini infermi, portati in barella e capii che il miracolo di quel pellegrinaggio, per tutti era stato nell’aver accettato la propria malattia, tornando a casa più sereni. Lourdes è la più grossa presa in giro della medicina moderna, come dice anche Mario Soldati nel suo racconto “Viaggio a Lourdes”, perché chi certifica per ultimo l’avvenuto miracolo è un medico ateo e materialista, che non potendo dimostrare che la guarigione sia avvenuta con alcun trattamento terapeutico deve ammettere che la guarigione è stata miracolosa.
Pio Suprani














