In ogni chiesa o cappella o luogo di culto della Val Badia si trova un’immagine del santo ladino Freinademetz. È quasi d’obbligo visitare la sua casa natale a Oies un piccolo viles (gruppi di case di origine romana che raggruppavano più famiglie) nel Comune di Badia alle pendici del Santa Croce, o Sass dla Crusc, la montagna più iconica della Val Badia per i suoi meravigliosi tramonti illuminati.

La vita del santo ladino

cappellina
Una Cappella Valgiarëi situata vicino Oies in val Badia, casa natale del santo

Nato nel 1852 in una famiglia povera e numerosa, frequentò la scuola elementare italiana a Badia e poi le scuole tedesche a Bressanone. Dopo alcuni anni di servizio come cappellano nella vicina San Martino in Badia, sentì la vocazione missionaria e partì per la Cina. Assunse il nome di fu Shenfu, sacerdote della felicità. La sua trasformazione interiore lo portò ad apprezzare sempre di più i cinesi, la loro lingua (che aveva imparato perfettamente) e la loro cultura. Il suo atteggiamento suscitò critiche perché contrastava con lo spirito del tempo, caratterizzato da sentimenti di imperialismo e di superiorità razziale, soprattutto da parte degli Europei. Egli invece amava «i suoi cari cinesi», di cui conosceva pregi e difetti. Continuò la sua instancabile opera fino alla sua morte per tifo, avvenuta nel 1908.

La canonizzazione nel 2003

È stato canonizzato il 5 ottobre 2003 da san Giovanni Paolo II. Il 5 agosto 2008 papa Benedetto XVI si è recato a Oies e lo ha ricordato con queste parole: «San Giuseppe Freinademetz, come abbiamo sentito, voleva non solo vivere e morire come cinese, ma anche in Cielo rimanere cinese: così si è idealmente identificato con questo popolo, nella certezza che esso si sarebbe aperto alla fede in Gesù Cristo».
«Adesso – ha proseguito il Papa – preghiamo che questo grande Santo sia un incoraggiamento per noi tutti a vivere di nuovo in questo nostro tempo la vita della fede, ad andare verso Cristo perché Lui solo, Cristo, può unire i popoli, può unire le culture».

Il suo lascito è di grande attualità

La sua opera e le sue parole sono ancora di grande attualità, sotto molteplici profili, se consideriamo il suo pensiero:
«La lingua che tutti capiscono è l’amore»; «La Pace è uno dei tesori più preziosi in una famiglia cristiana»; «Tanto più riceviamo dal Signore quanto più dobbiamo lavorare per lui». La sua canonizzazione ha poi permesso di evidenziare l’importanza della lingua, della cultura e identità ladina. I Ladini, più antichi abitanti delle Dolomiti, hanno sempre vissuto tra Tedeschi e Italiani, cercando di favorire la pacifica convivenza tra i popoli e il sincretismo linguistico e culturale.

Paolo Castellari