Anche Faenza Eco-logica interviene in merito all’alluvione, sottolineando come ci siano diverse responsabilità umane, oltre all’evidente cambiamento climatico in corso.

“In primis – dichiarano dall’associazione – c’è l’incapacità di Hera di gestire il ciclo dell’acqua nelle fognature, il depuratore non ancora in funzione, le paratie non funzionanti al momento della piena e le idrovore senza carburante, (da tempo d’altra parte diciamo che l’azienda è quotata in Borsa e il suo fine è massimizzare i profitti).

La colpa però va ricercata anche nell’impermeabilizzazione del territorio, frutto di politiche scellerate che ancora continuano.  Eppure c’è chi anche in queste ore dà la colpa agli alberi, addirittura alle zone di protezione speciale e alla Rete Natura 2000 che proteggono quel che resta della biodiversità fluviale. In realtà resta ben poco.

Da 16 mesi le ruspe e le motoseghe sono in azione, abbattendo milioni di alberi in tutti i fiumi della Romagna, in deroga a tutto, annientando ogni forma di vita, annullando anche la funzione di fitodepurazione delle acque, cosa gravissima visto che nemmeno i depuratori funzionano bene. 

Esperti fluviali, prosegue la nota stampa di Faenza Eco-logica, dall’ecologa Bruna Gumiero allo stesso ingegnere idraulico Andrea Nardini (invitato dal Comitato Borgo a luglio) hanno sottolineato l’importanza di mantenere la vegetazione e gli alberi sani sugli argini, per rallentare la violenza delle acque.

Il taglio deve essere selettivo, eliminando al limite solo gli alberi già secchi. Le stesse linee guida per la riqualificazione fluviale Emilia Romagna prevedono questo. Si dovrebbero creare aree di laminazione naturalizzate, boscate, tutt’attorno ai fiumi, a monte e a valle delle città, visto che gli alberi con le loro radici favoriscono la penetrazione dell’acqua in profondità.

Eppure nessuno ha ascoltato la voce degli esperti e in 16 mesi abbiamo solo ascoltato la “pancia” di chi voleva la vendetta sulla natura e soprattutto di chi voleva garantire profitti alle centrali a biomassa e alle ditte di cippato.

Qual è stato il risultato di questo taglio quasi totale degli alberi lungo i fiumi? Un disastro simile ai precedenti.

Se l’acqua del Lamone non ha sfondato a Faenza è perché ha sfondato più a valle. Non ci si può mica vantare. Tagliando tutti gli alberi si è aumentata la potenza e velocità dell’acqua, mettendo ancora più a rischio la città seguente. Quindi non è la soluzione

Inoltre – sottolinea l’associazione faentina – sono ormai virali le immagini impressionanti del legname che ha ostruito i ponti. Legname tagliato dalle stesse ditte di cippato, che non avevano più posto o lasciavano gli scarti sugli argini. Ditte di cippato che non sono state minimamente sorvegliate dalle amministrazioni. Alcune di queste già coinvolte in scandali per avere tagliato persino alberi dalle foreste casentinesi, e indagate per aver sottratto allo stato milioni di euro come incentivi.

Aziende che bruciano gli alberi disperdendo polveri fini e CO2, aggravando quindi la crisi climatica. 

Infine vogliamo ricordare la gravissima responsabilità di chi in questi anni non si è fatto scrupolo dal progettare e vendere case a due passi dal fiume. 

Ora i residenti sono confusi e disperati, non sanno da chi farsi risarcire. La Bramante, società che costruì il villaggio della Fornace, tutto a pian terreno e seminterrato, a due passi dal Marzeno è fallita senza neppure completare l’opera di compensazione.

I residenti non vogliono sentir parlare di delocalizzazione, vogliono sicurezza ma anche il fiume vuole il suo spazio e se non gli viene dato se lo prende con la forza. Occorrono quindi tantissime zone di laminazione boscate, non una sola, e mai più un centimetro di suolo occupato dal cemento, neppure in zone non alluvionate.

Bisognerebbe mettere a disposizione tutte le case sfitte del centro (magari requisirle) ristrutturarle, aiutando chi  vuole a trasferirsi.

È infine tristemente emblematico – concludono da Faenza Eco-logica – che nell’odg del consiglio comunale di ieri (redatto prima della terza alluvione) restano scritte le priorità della città dei motori: come irrigare il crossodromo di Dovizioso, opera assurda e impattante che ha già assorbito milioni di fondi pubblici, cambiando il volto ad una collina (ovviamente ora franata).

La “disobbedienza istituzionale” annunciata dal sindaco, dovrebbe comprendere anche non spendere più una lira sul foraggiare la città dei motori, enorme spreco di soldi. E’ bene che l’amministrazione si occupi della città della gente e della natura che ci ospita perché con la natura dobbiamo entrare in sintonia, non in guerra o avremo noi la peggio.”