Scene già viste, ma che non dovevano riaccadere. Il Borgo di Faenza è tornato a rivivere il dramma dell’alluvione, per la terza volta in 16 mesi. Lo scenario, a livello di portata, è simile a quello della prima alluvione del 2 e 3 maggio 2023: l’esondazione del Marzeno, le strade di via Ragazzini e via Cimatti che si riempiono d’acqua e fango, l’acqua che sale da via Pellico arrivando a sfiorare l’insegna della scuola di musica Artistation e sommergendo il vicino campo da basket. Entrambi erano stati ripristinati da pochi giorni. Dall’altra parte, in via Pantoli, l’acqua che prima arriva in parco Gatti, poi nei garage e poi al centro diurno Cimatti che doveva riaprire tra poco.
Photogallery di salvataggi in via Pellico e via Cimatti (Foto Marchi)









«L’acqua è arrivata da noi attorno alle due di notte. Ormai siamo tristemente abituati a questa situazione – commenta Fiorenzo sfiduciato, salvato col gommone dalla propria abitazione ai piani alti di via Pellico assieme al fratello, esattamente come 16 mesi fa – è la terza volta, e questa non è stata nemmeno la peggiore. Ora cercheremo riparo da amici e parenti per la notte» conclude serafico non appena messi i piedi a terra. L’impresa edile Melandri, di fianco all’edificio, torna a essere sommersa dall’acqua, mentre la saracinesca del parcheggio di via Pellico era ancora rotta dalla prima alluvione.
Domenico, si butta di nuovo tutto: “Non voglio andarmene dal Borgo, ma qui ci stanno prendendo in giro”

«Stiamo vivendo una situazione da disperati – commenta Domenico con la maglietta degli Alluvionati arrabbiati del borgo – per la terza volta ci troviamo a dover ripulire casa, buttar via tutte le nostre cose dopo, tra l’altro, averle ricomprate. Avevo terminato di arredare casa poche settimane fa, e il tutto senza ricevere nemmeno un soldo da parte dello Stato. Oggi abbiamo dovuto ributtare via tutto perché qui non sono state fatte le protezioni promesse. Sono sincero, la scorsa notte non mi aspettavo potesse riaccadere una cosa simile, Figliuolo aveva promesso che eravamo a posto a livello di sicurezza, ma erano bugie, come fanno tutti, mentre noi paghiamo le tasse». Continuare a guardare al futuro ora è difficile, ma Domenico di andarsene da qua non ci pensa nemmeno. «Lo spirito? È quello di poter campare e vivere là dove abbiamo preso casa. Non voglio andarmene dal Borgo, ci sono legato. Per fortuna sono arrivati anche in quest’occasione molti volontari ad aiutarci, altrimenti sarebbe stata ancora più dura».














