«Per noi si tratta dell’anniversario di un evento tragico, dal quale siamo sopravvissuti e stiamo ancora cercando di venirne fuori». A parlare è Marcello Arfelli, del comitato cittadino Borgo-Sarna di Faenza e residente in via Ragazzini. Un anno fa fu lui, nel piazzale della palestra Lucchesi, a organizzare un primo incontro per unire i cittadini alluvionati, mettendo fin da subito al centro dell’agenda il tema della sicurezza e dei ristori. «Dobbiamo imparare la lezione che la natura ci ha dato – commenta Arfelli – ossia la consapevolezza che viviamo in un territorio che non è del tutto sicuro come credevamo. I progetti per mettere in sicurezza il nostro quartiere ci sono, i finanziamenti per realizzarli anche, ma bisogna partire in tempi ragionevoli». Tra le varie soluzioni indicate ci sono le casse d’espansione a monte di Faenza. «Vanno realizzate da Tredozio, Modigliana, Marzeno e, costruite in serie, potranno dare un ottimo contributo nel caso ricapitasse un evento atmosferico simile».

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I comitati cittadini post-alluvione si stanno riorganizzando per aree tematiche

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Da quell’intervento col megafono nel piazzale della Lucchesi, il ruolo dei comitati cittadini è cresciuto nel tempo, diventando un punto di riferimento. «Il fatto che a un anno di distanza i comitati cittadini ci sono ancora e sono a fianco delle persone è un fatto positivo e non scontato. Ora ci stiamo modificando: dall’essere articolati per quartieri di Faenza ci stiamo suddividendo per aree tematiche: per esempio un gruppo di lavoro sicurezza, piano regolatore, comunicazione, ristori, per avere così persone specializzate e competenti che riescano a interfacciarsi con gli enti pubblici». Tra i punti prioritari indicati da raggiungere: la richiesta di un documento di Hera che presenti gli interventi sul sistema fognario. Si è poi in attesa dei Piani speciali della Regione per la sicurezza previsti a fine giugno.

La burocrazia di Sfinge è eccessiva: troppi allegati inutili e complessi da caricare sulla piattaforma

Sui ristori, le procedure messe in atto vengono considerate in maniera negativa. «Occorre che ai cittadini arrivino i ristori: diversi residenti qui non sono tornati nelle proprie abitazioni anche per le difficoltà burocratiche. Alcuni hanno svenduto la propria casa e questo è grave, perché si frammenta la comunità. Gli anziani, in particolare, sono quelli più rassegnati. In diversi hanno iniziato a ristrutturare casa senza aspettare i ristori, infischiandone di Sfinge e usando gli ultimi risparmi. La burocrazia di Sfinge è pazzesca, richiede un numero di allegati ridondanti. Per inviare una procedura ci vuole un mese, ma a Faenza sono da attivare migliaia di pratiche: con questi tempi e con i tecnici a disposizione ci vorranno cinque anni per completarle tutte».