Procedono i lavori a Faenza per la costruzione del ponte Bailey. Proprio in questi giorni l’azienda Janson Bridging dovrebbe terminare la cosiddetta fase di “spinta”, con il ponte che raggiungerà l’argine di via Renaccio. A seguire comincerà il cantiere per i lavori stradali, tra cui la realizzazione delle rampe di accesso al ponte ed entro i primi dieci giorni di aprile dovrebbe essere operativo il collegamento tra centro storico e Borgo. Il ponte Bailey, pesante duecento tonnellate e lungo 73,20 metri, sarà percorribile in un solo senso di marcia, dal centro al Borgo, mentre il Ponte delle Grazie sarà riaperto nel senso di marcia opposto e accoglierà anche tutto il traffico ciclopedonale.

Le realtà immerse nel cantiere

il bar piramidi nascosto dal cantiere 1

Tra i tanti che osservano con attenzione le manovre di installazione del ponte e attendono con trepidazione che sia operativo ci sono le attività che affacciano su piazza Lanzoni, colpite dall’alluvione e che ora si trovano a vivere gli inevitabili disagi, correlati a un cantiere di queste dimensioni. «Il cantiere per la posa del ponte ha amplificato i disagi esistenti, ma ha una durata limitata, mentre in questa zona di Faenza il danno più rilevante è stato rappresentato dalla chiusura prolungata del ponte. È quindi fondamentale che si possa tornare a circolare al più presto». A dirlo è Rossano Marchi, che lavora nell’edicola di piazza Lanzoni dal 2000 e nel 2007 ne è diventato il titolare. «A maggio dentro l’edicola c’erano 80 centimetri d’acqua. Tutto il materiale che conservavo in basso è andato perso, con un danno che ho stimato attorno ai 7/8mila euro. Poi – prosegue Rossano – nel post alluvione ho visto un calo importante della clientela, a causa della chiusura del ponte. Per un’edicola è fondamentale che ci sia la possibilità di circolare e di fermarsi».

Preoccupa il calo di residenti

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Un altro problema per le attività della zona è dato anche dal calo dei residenti, con tante persone che sono ancora lontane dalle proprie abitazioni, soprattutto nell’area di via Cimatti. «In tanti non sono rientrati a casa – conferma Rossano – e non si sa se e quando torneranno. Questo vale soprattutto per gli anziani, con cui come edicola lavoro molto». Ad andare persi durante l’alluvione sono stati anche tanti libri e fumetti, con molti clienti dell’edicola che hanno «dovuto buttare volumi e albi per migliaia di euro e hanno così deciso di smettere di collezionarli, anche perché prima di tornare ad acquistare fumetti, c’è da pensare al ripristino della propria abitazione e all’acquisto di beni di prima necessità, come un frigorifero o una lavatrice». Si spera che con l’apertura del ponte quest’area della città possa tornare a respirare un po’, a partire da aprile. «Ci auguriamo – prosegue Rossano – di vedere un po’ di ripresa perché il lavoro è calato tantissimo, sia in questa zona che per le attività di corso Saffi».

L’edicola è anche un luogo di incontro e dibattito, per sondare l’umore delle persone circa un cantiere che incuriosisce tanti faentini, che si fermano a osservare le imponenti operazioni di installazione. «C’è curiosità e in tanti – scherza Rossano – hanno la propria soluzione personale per installare il ponte. Con l’approssimarsi della riapertura molti cittadini sono fiduciosi, anche se in tanti pensano fosse necessario iniziare i lavori mesi fa, per ripristinare prima possibile il collegamento tra il Borgo e il centro storico».

Samuele Bondi