La Pila del riso di S. Andrea era un opificio (ch’straza ‘d parulôna) cioè una specie di stabilimento industriale dove, sfruttando la forza motrice dell’acqua, si faceva la pladura dei chicchi del riso per renderlo pulito e bianco. Lungo il canale Naviglio, la via d’acqua per il trasporto merci voluta dal conte Scipione Zanelli e realizzata alla fine del 1700 lungo la strada per Bagnacavallo, di opifici di vario genere (maceri per la canapa, filatoi, mulini, pile del riso…) ne sorsero di quei pochi, in aggiunta ai tanti già presenti in città e dintorni. Lungo il canale Naviglio, subito a valle di Faenza, abbiamo il mulino di San Rocco, la Mengolina e la Pila del riso di S. Andrea.
Di quest’ultima, che della sua ormai lontana e dimenticata funzione ha conservato il nome, me ne ha parlato più volte Ignazio Ricci descrivendomela come un importante luogo di aggregazione per varie generazioni della gente di S. Andrea fino oltre la metà del secolo scorso.
La storia della ex pila del riso raccontata da Renato Ghiselli
Per saperne qualcosa in più insieme a Ignazio sono andato a casa di Renato Ghiselli che fin da bambino abita accanto a la Pèla e praticamente ne è la memoria storica. Renato (classe 1932), nato circa mezzo chilometro più su verso Faenza in una casa del Borghetto vicino alla trattoria di S. Andrea, è il secondogenito (la primogenita era Edvige, classe 1926) di Angelo (Angiulì) Ghiselli, reduce della prima guerra mondiale da cui era tornato con seri problemi di salute, che faceva il calzolaio. Angiulì aveva sposato Eleonora (Norina) Panzavolta, figlia di Carlì ‘d ca d’Dì, mezzadro in quel podere, al di là del Naviglio, che sta proprio di fronte al Borghetto. A ca d’Dì, dal nonno materno con cui condivideva la passione per il bestiame, Renato ha trascorso gran parte della sua infanzia anche dopo che i suoi (alla fine degli anni ‘30) si erano trasferiti un po’ più giù verso Bagnacavallo in una casa, situata ins e’ d’drì dla Pèla, che in origine forse era stata la stalla per i muli, gli asini e i cavalli utilizzati per il traino delle zattere lungo il Naviglio. In quell’edificio (di cui era proprietaria la Congregazione del canale Naviglio) ampio, ma piuttosto malmesso, oltre alla scuola elementare (allora fino alla terza) e a un circolo di cui Angiulì e Norina erano i custodi, c’era pure la loro abitazione.
L’ex complesso al centro della vita della frazione, fra le storiche botteghe artigiane, il circolo e la scuola
Di fianco, nel grosso complesso della ex Pèla de ris, avevano casa e bottega alcuni artigiani: quel gran bravo fabbro che era Luigi (Gigiõ) Ghinassi con la moglie Rita Valenti e i sei figli (Anna, Rosa, Marta, Giovanni, Federico che divenne sacerdote, Francesco che morì quindicenne subito dopo la guerra mentre sperimentava un nuovo tipo di saldatura); il falegname Giovanni (Zvanì) Valenti, specializzato nella produzione di mobilio di qualità; Edoardo Caroli, pure lui falegname, ma per attrezzi che venivano usati in campagna. Dopo la morte del marito, avvenuta nel 1941, la Norina rimase da sola a tirare avanti la famiglia, dividendosi fra il lavoro come bidella nella scuola e quello nel circolo frequentato di sera dagli uomini della zona. Lì, fra ca d’Dì e la Pèla de ris, animata dalla tanta gente che frequentava la scuola, il circolo e le botteghe artigiane, Renato si è fatto grande e ha affrontato pure i disagi del passaggio del fronte, rintanato per qualche mese nei sotterranei dla Pèla insieme a una cinquantina di persone che in quel rifugio umido e buio riuscirono a salvare la pelle.
I sotterranei della Pila come rifugio dai bombardamenti
Fra i ricordi di Renato riferiti a quel periodo, riaffiorano quelli dei tanti bombardamenti con scoppi di bombe e granate, delle colonne dei carri armati lungo la via per Bagnacavallo e delle file dei soldati (di tutti i colori, dice lui) che passavano attraverso i cunicoli dla Pèla in mezzo agli sfollati. Finita la guerra, a poco a poco ci fu il ritorno alla normalità. Ripresero a funzionare la scuola, il circolo, le varie attività artigianali e la Pèla de ris tornò ad essere un punto di riferimento per la gente di S. Andrea: i bambini a scuola, i grandi al circolo o a fare salotto nei giorni di pioggia nelle varie botteghe. Renato cominciò a lavorare dedicandosi a vari mestieri (da addetto alla “sega alternativa” nella segheria aperta nell’ex Pèla de ris da Primo Berti, a muratore, cantoniere e operaio alla Senzani di Faenza), continuando però a vivere in quell’ambiente in cui era cresciuto e assistendo alla sua lenta trasformazione. Arrivarono altri artigiani (il fabbro Dino Materni, i falegnami Alfredo e Giuseppe Morini) che presero il posto di quelli storici e anche il circolo e la scuola furono trasferiti in nuove sedi. Il passare degli anni, con la conseguente trasformazione della società, ha fatto via via scomparire quel movimentato luogo di aggregazione che era la Pèla de ris di cui oggi rimangono i ricordi di Renato e di qualcun altro che a S. Andrea c’è nato e cresciuto.
Filodrammatici Mazzoni: lunedì 18 marzo e’ terz lõn ad mêrz, ingresso libero
Vi ricordo che ai Filodrammatici L.A. Mazzoni lunedì 18 marzo, con ingresso libero, si svolgerà e’ terz lõn ad mêrz, con il sottoscritto e Alfonso Nadiani, par na ciacarêda sulle usanze di Romagna int i mis d’mêrz, d’abril e un po’ piò in là. Parleremo di lavori, usanze, tradizioni, superstizioni, citando modi di dire, proverbi confrontandoci con voi. Vi aspettiamo puntuali
Mario Gurioli














