Con l’omelia della prima Domenica di Avvento, il vescovo monsignor Mario Toso ha concluso la Visita pastorale all’Unità pastorale di Fusignano. Una settimana intensa dove il vescovo ha «avuto modo di apprezzare la cordialità, ma anche la concretezza e la buona volontà nel seguire con amore il Signore» di questo territorio della Diocesi. Grato il ricordo per una popolazione che è stata attenta e generosa verso quanti sono stati colpiti dalle catastrofi naturali. La visita del vescovo ha toccato molti luoghi significativi del territorio, sia a livello religioso che a livello sociale. Bambini, anziani, giovani, lavoratori… la presenza del vescovo è stata un’occasione per portare l’attenzione della comunità cristiana su quanto è essenziale per la vita e la missione della Chiesa nel nostro tempo. Sintetizzando gli orientamenti offerti nell’omelia della Messa conclusiva, il vescovo ha focalizzato l’attenzione su tre temi molto concreti: il «vuoto di vocazioni», la ministerialità propria dei laici e la centralità dell’amore per Gesù Cristo.

Attesa: vocazioni e giovani

Monsignor Toso si è soffermato sull’attesa come dimensione della pastorale vocazionale e giovanile. «La fede cristiana – ha detto – è la consapevolezza che tutta la nostra vita si gioca nell’attesa. Noi abbiamo la capacità di incontrare Dio ma a causa dei nostri limiti, a causa del peccato non lo possediamo compiutamente. La vita di Dio, la gioia piena, non è una nostra conquista ma soprattutto un suo dono. La felicità, la libertà, la verità, e tutto ciò che è veramente importante per una vita piena, non sono cose raggiungibili dalle nostre forze individuali, ma sono il frutto e il dono di una continua relazione viva e profonda con Dio, mentre si è pellegrini su questa terra. Fratelli, abbiamo bisogno di risvegliare costantemente in noi l’attesa del Signore, il desiderio di Lui, il bisogno della sua presenza nella nostra vita. Diversamente corriamo il rischio di non attendere, di non desiderare». Dalla Visita «è emersa questa attesa, soprattutto nelle realtà più piccole, per la mancanza di sacerdoti stabili che possano guidare con una presenza assidua le comunità. Siamo in un tempo dove diventa sempre più evidente questo “vuoto”. Davanti a questo desiderio non scontato di sacerdoti, di pastori santi che sappiano guidare e annunciare nella nostra terra la parola del Vangelo, l’Avvento ci invita a guardare con realismo e con fede i nostri limiti». «Il Signore – prosegue il vescovo – si è forse stancato di chiamare giovani a seguirlo nel ministero ordinato, nella vita consacrata? Questo dobbiamo escluderlo. Allora anche questo vuoto racchiude una possibilità di incontro con Dio. Ci tiene svegli e ci ricorda l’importanza dell’attesa operosa. Ciò include l’importanza del nostro impegno per le vocazioni. Dobbiamo pregare di più! Il Signore non smette di chiamare, ma noi adulti siamo chiamati a coltivare l’orientamento vocazionale dei ragazzi e dei giovani. Cosa facciamo? Dedichiamo forze ed energie nell’opera di accompagnamento dei ragazzi e dei giovani? Offriamo una formazione alla fede adulta, un’educazione efficace nei metodi e nei contenuti? Che attenzione hanno i nostri movimenti e le associazioni del nostro territorio alle vocazioni sacerdotali e religiose? I tanti meravigliosi bambini e bambine della scuola materna che ho visitato sono una promessa per le nostre comunità parrocchiali e per la comunità civile. Occorre, però, guardare in avanti, e operare con una visione lunga, con pazienza e speranza, come fa il seminatore. I parroci di un tempo, come mi hanno raccontato don Claudio e don Giuseppe, ci hanno insegnato a fare questo».

visita pastorale Fusignano

Ministerialità e impegno dei laici

Altro tema di fondamentale importanza è l’impegno per «un laicato ben formato che sappia assumersi delle responsabilità, dei ministeri, nella e per la comunità. Altrove, ove si stanno costituendo dei gruppi ministeriali, vediamo laici convinti che stanno crescendo nella dimensione di un servizio pluriforme, coordinato ultimamente da presbiteri e da diaconi. Il ministero ecclesiale non toglie, però, la vocazione propria del laicato che è chiamato a penetrare di valori cristiani il sociale, l’economico, il politico, la cultura, la comunicazione, l’ecologia integrale. Non ci si deve limitare a compiti intraecclesiali senza un reale impegno per l’incarnazione del Vangelo nella società. La formazione dei laici e l’evangelizzazione delle categorie professionali e intellettuali rimangono, allora, un’importante sfida pastorale. I laici presenti negli ambiti già elencati, per la loro stessa identità missionaria, sono naturalmente atti a diventare formatori dei loro compagni di viaggio nella quotidianità».

Centralità dell’amore per Cristo

«In conclusione, dobbiamo crescere di qualità nella fede e nell’amore di Gesù Cristo. Le iniziative e il loro numero non garantiscono di per sé l’aumento della fede. Molte volte ci disperdiamo in tante cose ma non coltiviamo l’essenziale. Abbiamo bisogno di porre al centro del nostro cuore e del nostro impegno missionario Gesù Cristo. Come ci ricorda santa Teresa del Bambino Gesù, la nostra vocazione è l’amore. Amare Cristo, amare i fratelli. Amare. E questo amore deve essere ardente e vivo. Amare come il Signore Gesù è la cosa fondamentale del nostro essere cristiani».

Marino Angelocola