Non si ferma il dibattito a Faenza su nuove urbanizzazioni, anche in zone già alluvionate. Il caso più noto è quello dell’orto della Ghilana. Non l’unico però, altri interventi urbanistici sono previsti in un’area attigua alla rotonda XXV Aprile e in via Chiarini.

Con una nota stampa Legambiente Faenza invita ad usare il “principio di precauzione”, o più semplicemente il principio del buon senso: in quelle zone non si deve costruire!

Questo significa “cambio di passo” e riconoscimento che “non si può ricostruire (e costruire) esattamente come prima”, come anche alcuni amministratori hanno giustamente sostenuto.
E’ comprensibile che le proprietà interessate si dolgano delle perdite economiche (o dei mancati introiti) che ne deriverebbero (forse anche questi danni potrebbero ricadere tra i ristori che il Governo Meloni ha garantito al 100%) però vorremo ricordare che ci sono cittadini che dall’alluvione hanno già perso molto di più, in particolare in rapporto al rispettivo patrimonio.

Sono altri gli interventi urbanistici – continua Lagambiente – che sono necessari nel territorio, soprattutto una riqualificazione e rigenerazione del patrimonio già costruito che il nuovo Piano Urbanistico Generale dovrà più precisamente indicare.

Più in generale, poi servono interventi e opere per la messa in sicurezza di tutto il territorio “dall’appennino al mare”. E’ importante che la Regione abbia annunciato la costituzione di una task force per la ricostruzione, affermando che “dobbiamo ripensare tutto”, che “serve un approccio innovativo”.


Legambiente, non solo a livello locale, ma regionale e nazionale, sarà particolarmente attenta a entrare nel merito di questo confronto, anche coinvolgendo altre competenze, per concretizzare sul serio queste affermazioni.