Piedi in cammino, condividendo esperienze di missionarietà. Un viaggio che da Faenza, dalle case degli alluvionati, ha portato in tutto il mondo. Un centinaio di persone hanno partecipato alla veglia missionaria itinerante presieduta dal vescovo Mario Toso che dal Seminario è arrivata fino alla chiesa di Sant’Agostino. Seguendo il messaggio del Papa, nelle tappe si sono vissuti momenti di preghiera e condivisioni. Tra le testimonianze, anche quella dei missionari Ami in Africa e in India, ma anche riflessioni sulla missionarietà verso chi ci sta accanto qui a Faenza, come il racconto di Gabriella, alluvionata in via Lapi.
Dal Perù al Carmerun
Ci sono poi i racconti di chi, grazie all’incontro con i missionari, ha dato una svolta alla propria vita. Così è stato per padre Raimundo, da 18 anni parroco di Tauca, a 3.500 metri sulle Ande del Perù, e che quest’anno festeggia i 25 anni di sacerdozio. Il suo legame con la missionarietà parte da padre Ugo de Censi. «Vengo da una famiglia molto povera – racconta -, ma in questo contesto ho incontrato i missionari della casa di don Bosco. Sacerdoti avventurieri arrivarono nel mio paese e anche tanti giovani, tra cui Giorgio Nonni e Daniele Badiali non ancora sacerdoti. Arrivavano, camminando per 9 ore, portando con gli asini tutto ciò che serviva per 20 giorni di preparazione alla Prima Comunione». Pian piano, con questi incontri, Raimundo ha imparato a mettere da parte la propria povertà e a guardare più in là, al Signore e a gli altri poveri miei fratelli. «Ho seguito soprattutto i giovani, sono sempre stato in mezzo a loro. Una volta padre Ugo mi disse: «Tu sei come un piccolo don Bosco». Queste parole mi hanno accompagnato e mi hanno fatto decidere di entrare in seminario, un seminario fatto non solo di studio, ma anche di lavoro fisico per i poveri e per la missione». Il suo servizio continua ancora oggi a quasi 4mila metri di altezza. «Desidero che nessuno ritorni a casa senza aver ricevuto ciò di cui ha bisogno, ma soprattutto che ciascuno sappia che c’è sempre qualcuno che li ama».

La vocazione di don Herman
Durante la veglia ha preso la parola anche don Herman del Camerun, la cui vocazione è legata all’incontro con Rita Rossi e alle sue missioni in Africa per aiutare i pigmei. «Il mio desiderio di essere sacerdote nacque quando avevo otto anni – ricorda -. Vedendo i sacerdoti, suore e laici dell’epoca, tra cui Rita Rossi, al servizio dei poveri e dei pigmei della mia città e anche della mia famiglia sconosciuta da loro, rimasi molto colpito. Questo atto di carità da parte loro nei nostri confronti è stato la vera ragione che mi ha portato a essere sacerdote».
Camminando sulla strada della vocazione don Herman ha capito tre cose «Il Signore ci chiama quando vuole – dice -, dove vuole con tutto quello che siamo: le nostre forze e debolezze, per mandarci dove vuole Lui. Poi le nostre vie non sono sempre le vie del Signore; infine quando il Signore ci chiama, abbiamo solo bisogno di rispondere eccomi Signore». Al termine della veglia, sono stati donati dei braccialetti a tutti coloro in partenza per la missione. Una missione da viver e con cuori ardenti, occhi aperti e piedi in cammino.
Samuele Marchi














