Ricorre in questi giorni il 60esimoanniversario della morte di monsignor Giuseppe Rossini, una delle più importanti figure del clero diocesano del XX secolo.
Monsignor Giuseppe Rossini
Nacque a Faenza il 19 ottobre 1877 e nel 1888 entrò in Seminario, ricevendo l’ordinazione sacerdotale nel 1900. Perfezionò gli studi a Roma e, ritornato in Diocesi, fu chiamato all’insegnamento della storia ecclesiastica e di altre discipline nel Seminario locale e di altre città, come l’appena costituito Regionale di Bologna. Parallelamente seguì il movimento cattolico giovanile, rafforzatosi durante il lungo episcopato di mons. Gioacchino Cantagalli. Nel 1897, ancora seminarista, presenziò a una riunione per la fondazione di un settimanale cattolico a Faenza e militò anche nell’Opera dei Congressi prima della soppressione. Nel 1911, l’Unione Faentina, capofila dell’associazionismo cattolico, istituì una commissione finalizzata alla riforma del movimento giovanile, che sfociò nella fondazione della “Silvio Pellico”. Una Società che divenne nel corso di pochi anni il gruppo più dinamico nel mondo cattolico locale e don Rossini ne fu assistente spirituale fino 1934, quando le stessa confluì nella Riunione Cattolica “Torricelli”. Svolse pure il ministero sacerdotale in diversi “settori” dell’Azione Cattolica, fino agli anni Quaranta. Tali impegni non gli impedirono di ricevere alti incarichi a livello diocesano, fra cui l’ufficio di esaminatore prosinodale (addetto alla valutazione dell’idoneità dei parroci) dal 1912 al 1931, la nomina nel 1913 a giudice e poi a presidente del Tribunale ecclesiastico diocesano, la designazione nel 1916 nel Consiglio di amministrazione diocesano, la presidenza del Primo Congresso Eucaristico diocesano nel 1923, l’onorificenza di Protonotario Apostolico nel 1932. Con l’elezione a canonico nel 1911, prese forma nel Rossini un autentico “amore” verso la Cattedrale, che lo portò a officiarla quotidianamente fino agli ultimi anni di vita e ad indagarne ogni aspetto della sua storia. A lui si deve, fra l’altro, il riordino dell’Archivio Capitolare, la lettura delle circa 1.300 pergamene e di gran parte dei registri antichi, nonché la redazione di cataloghi, schedari, trascrizioni, note ed appunti. Nel 1944, durante le fasi più devastanti del conflitto mondiale, si premurò della salvaguardia della Basilica, trasferendosi nel rifugio del vicino Seminario e operando anche a favore della popolazione civile.
Lo Schedario realizzato da mons. Rossini
Giuseppe Rossini può annoverarsi a tutti gli effetti fra i maggiori storici faentini e romagnoli. A lui si deve, fra l’altro, la pubblicazione nel 1929 degli Statuta Civitatis Faventiae e del Chronicon del Tolosano nel 1936-1939. Nel dopoguerra partecipò alla fondazione della Società Torricelliana di Faenza e della Società di Studi Romagnoli ed alle attività della Deputazione di Storia Patria per le Province di Romagna. Ma la sua fama è legata soprattutto al monumentale Schedario, composto da diverse decine di migliaia di schede, in cui nell’arco di svariati decenni raccolse trascrizioni, regesti, cenni e notizie da tutte le fonti faentine fino al XVI secolo nonché menzioni di personaggi, luoghi ed elenchi vari fino ai suoi tempi. Tale schedario, che egli volle personalmente donare alla Biblioteca Comunale di Faenza in una sorta di commiato dalla sua amata città, ancora oggi costituisce la base per qualsiasi ricerca storica relativa al nostro territorio. Si vuole citare il ricordo di chi, durante le celebrazioni lanzoniane del maggio 1963, vedendo entrare in sala mons. Rossini quasi totalmente infermo, riconobbe in lui l’erede del Lanzoni e di tutta la tradizione erudita ecclesiastica faentina. Morì il 7 ottobre dello stesso anno e le sue spoglie riposano in Cattedrale, privilegio concesso ai non vescovi solo a lui e ai suoi maestri in Seminario mons. Paolo Taroni e mons. Francesco Lanzoni.
Marco Mazzotti














