Le temperature scese ampiamente sottozero in tutta la provincia di Ravenna, nel corso della notte appena trascorsa, rischiano di compromettere anche quest’anno la produzione frutticola ravennate.

Danni ingenti sulle drupacee si segnalano infatti da Savarna a Russi, dalla Bassa Romagna sino alle colline del Faentino. E’ quanto emerge dal monitoraggio della Coldiretti Ravenna sugli effetti dell’ondata di gelo artico che si è abbattuta sulle coltivazioni.

Il colpo di coda dell’inverno dopo l’anticipo di primavera ha interessato in particolare le zone della bassa pianura faentina e lughese, dove la colonnina di mercurio per lungo tempo è scesa sotto lo zero, fino a -5 gradi.

Il gelo notturno si è abbattuto su una natura in tilt, con le coltivazioni che si erano risvegliate prima del solito ingannate dalle temperature anomale e quindi più sensibili al freddo, con il rischio adesso di perdere i raccolti di un anno di lavoro.

A soffrire maggiormente albicocchi, peschi, ciliegi, in avanzato stato di vegetazione e fioritura, ma danni si segnalano anche su kiwi e vigneti.

Gli agricoltori hanno lavorato tutta la notte per tentare di limitare i danni scaldando le piante con fuochi accesi nei frutteti, così da proteggere gemme e piccoli frutti già sugli alberi dopo un inverno caldo e secco con il 30% di piogge in meno, ma anche attivando ventole e irrigazioni antigelo.

“Già dalla mattinata di oggi – spiega Coldiretti Ravenna – abbiamo attivato un monitoraggio della situazione in campo invitando tutti gli associati a segnalare gli eventuali danni rilevati, anche con documentazione fotografica”.

I raccolti – spiega Coldiretti – sono sempre più esposti alle conseguenze dei cambiamenti climatici che nell’ultimo anno hanno causato danni per oltre 6 miliardi all’agricoltura italiana. Le gelate tardive, costante degli ultimi anni in provincia, rischiano infatti di azzerare le produzioni con impatti devastanti sui redditi aziendali, ma anche con ricadute negative dal punto di vista sociale ed occupazionale.

La filiera della frutticoltura ravennate e romagnola è infatti uno dei perni dell’economia regionale nonché vasto e importante bacino occupazionale locale.