Il 25 marzo scorso al liceo Torricelli-Ballardini di Faenza sono stati premiati i vincitori del concorso dantesco “Prof. Lia Leonardi Castellari” che si è tenuto dal 2011 al 2019 sotto forma di prova di esame, e che si è deciso di trasformare in premio singolo per gli anni 2020-21-22 in cui le restrizioni del Covid sconsigliavano di tenerlo in forma di prova di esame. Gli studenti vincitori nei rispettivi anni sono stati Alessandro Pezzi, Anna Balducci e Lorenzo Mingozzi. Il concorso riprenderà quest’anno con la novità di un concorso congiunto tra il liceo faentino e il Michelangiolo di Firenze, segno dei legami che uniscono le due città nel ricorso delle due figure quella di Lia Leonardi, madre del promotore – il notaio Paolo Castellari -, e del prof. Arles Santoro. Di seguito riportiamo parte del testo pronunciato da Castellari in occasione della premiazione.
L’intervento del notaio Paolo Castellari
D’intesa con il Preside Prof. Neri e con la Prof. Berdondini, che sono sempre stati convinti fautori dell’iniziativa decidemmo 12 anni di promuovere il Concorso Dantesco sia per coltivare gli studi Danteschi che vedono in Dante uno dei Giganti della Cultura Italiana e Mondiale, sia per far sì che la scuola abbia un ruolo sempre più centrale nella Società italiana, sia per cercare di valorizzare i giovani, le cui competenze, entusiasmo ed intelligenza sono troppo spesso svilite e non abbastanza considerate in questo Paese.
La Cultura è a ben vedere il più impostante antidoto contro la violenza. 100 anni fa in questa città i Fascisti assaltarono la Casa del Popolo, picchiando anche il sindaco dimissionario, Antonio Zucchini, [1]un Cattolico democratico, nobile, anch’egli studente del Liceo Torricelli, che nel breve periodo della sua Amministrazione aveva fatto della tutela delle fasce più deboli della popolazione, il fine della sua azione amministrativa. Il suo motto era: Nihil violentiae, multum vero iustitiae (nulla alla violenza, tutto alla giustizia). Una figura, forse meno nota di quanto meriterebbe, italiana ed europea, che pare ispirata dal popolarismo di Don Sturzo, probabilmente un precursore di de Gasperi e di Adenauer, che verrà celebrata in un Convegno che si terrà a Faenza il prossimo 1 aprile, da accomunare in questo suo sempre stare dalla parte degli umili e dei deboli a Don Giovanni Minzoni il parroco di Argenta trucidato dai fascisti. Il Fascismo fu una feroce dittatura responsabile della morte di milioni di uomini, in Italia, Libia, Etiopia, Russia, Grecia, Yugoslavia, Spagna, da accomunare al Nazismo (voglio ricordare i Giovani Studenti della Rosa Bianca che pagarono con la vita la loro opposizione a Hitler), e allo Stalinismo (sui quali si è tenuto di recente un convegno e una significativa esposizione: Uomini nonostante tutto).
E’ a ben vedere questo il tratto distintivo del Fascismo, l’esercizio della violenza nei confronti di soggetti fragili e deboli, che nella nostra società assumono le vesti dell’Anziano, del Fragile, nel Povero, dell’Immigrato, del Profugo, del Migrante. Più in più in generale la non accettazione e repressione della Critica e della Diversità, il Nazionalismo, e la xenofobia sono alcune delle forme che Umberto Eco ha definito, in una celebre conferenza, il Fascismo Eterno. L’opposto dell’Enciclica Fratelli Tutti di Papa Francesco, secondo cui dobbiamo considerarci tutti fratelli.
La scuola, attraverso lo studio e il pacifico confronto delle diverse idee serve proprio a superare tutto questo. E quale Autore più di Dante, Uomo Universale l’Everyman [2]può meglio contribuire a ciò?
L’altro aspetto che desidero sottoporre alla Vostra attenzione è quello della scuola come insostituibile fondamento di promozione sociale.
E’ interessante rileggere le parole di Piero Calamandrei.[3] “La scuola, come la vedo io, è un organo “costituzionale”. Ha la sua posizione, la sua importanza al centro di quel complesso di organi che formano la Costituzione. La scuola, organo centrale della democrazia, perché serve a risolvere quello che secondo noi è il problema centrale della democrazia: la formazione della classe dirigente.”. Classe dirigente che deve essere non una casta ereditaria chiusa, una oligarchia, un ordine intriso di corporativismo, anche economico, ma aperta al contributo di chi può apportare il proprio lavoro, le sue migliori qualità personali al progresso della società.
Queste parole sono di drammatica attualità in un Paese come il nostro dove le disuguaglianze sociali aumentano sempre di più, che ha 10 milioni di poveri, alcuni milioni di lavoratori precari e sotto pagati, milioni di anziani con basse pensioni, un tasso di abbandono scolastico che in certe regioni è elevatissimo[4].
Sempre Calamandrei: [5]L’articolo 34 della Costituzione dice: «I capaci e i meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi». Eh! E se non hanno i mezzi? Allora nella nostra costituzione c’è un articolo che è il più importante di tutta la costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l’avvenire davanti a voi. Dice così: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e la eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».
È compito di rimuovere gli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana: quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare la scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo.
Parole ancora di grandissima attualità.
Un accenno finale sul merito e la meritocrazia. E’ vero che prendersela con la meritocrazia in Italia rischia di sembrare un inutile accanimento. Nepotismi, clientelismi e corruzioni varie da decenni soffocano i tentativi di premiare il merito e hanno spinto decine di migliaia di italiane e italiani capaci a mettere a frutto altrove i loro talenti.
Il filosofo Michael Sandel, che nel suo libro “La tirannia del merito” ha scritto la più acuta critica all’ideologia meritocratica, sa che il rischio di essere travisati esiste. «Le alternative alla meritocrazia che ho in mente naturalmente non hanno niente a che vedere con il familismo o cose del genere. Al contrario, hanno al centro le politiche per il bene comune e un tipo di solidarietà che occorre alla società, ma che è molto difficile ottenere se le persone sono convinte di essere gli unici artefici del proprio successo».
Il successo personale non è solo il frutto del proprio impegno e del proprio talento, ma anche della fortuna[6] e di diversi altri fattori sociali. Una società diseguale ha però costruito attorno al merito personale un’ideologia che giustifica moralmente il successo di chi riesce e condanna e umilia chi non ce la fa, sgretolando così il senso di bene comune e di solidarietà essenziali per la vita democratica.
All’idea meritocratica secondo la quale chi ha successo merita ciò che ottiene manca forse qualche pezzo importante, cioè il ruolo che nella vita ha la fortuna, e il nostro debito nei confronti delle famiglie, della comunità, degli insegnanti, delle nazioni, dei tempi in cui viviamo, di tutti coloro che rendono raggiungibili i nostri risultati. Non possiamo combattere diseguaglianza, stagnazione dei redditi e perdita dei posti di lavoro dicendo alla gente che deve migliorarsi, che deve studiare. Non possiamo colpevolizzare i poveri.
In queste idee meritocratiche c’è l’eco di quelle dottrine che vengono ben evidenziate da Max Weber [7] che interpretavano il lavoro come Beruf come vocazione e che vedevano nella ricchezza come un segno della Grazia divina.
Si tratta di tesi fuorvianti: La meritocrazia intesa in questi termini è un principio che non esiste né nella dottrina sociale della Chiesa [8]né tantomeno nella Costituzione.
«II problema è sempre la confusione di pensiero», annota Stefano Zamagni, docente di Economia politica all’università di Bologna. «Si confondono meritocrazia e meritorietà: la seconda è un concetto tipicamente cattolico. Basta pensare alla parabola evangelica sui talenti, dove colui che ha ricevuto un solo talento, e non l’ha fatto fruttificare, vede quel bene dato a chi ne aveva 5 moltiplicati fino a 10! Meritorietà significa dare in base al merito, ed è indubbiamente un valore». E la meritocrazia? «È un’altra cosa. Meritocrazia si oppone a democrazia, perché assegna il potere ai migliori. Invece la democrazia significa “potere del popolo”. Lo indica bene Aristotele nella sua Politica: se diamo l’autorità ai più bravi si rischia l’oligarchia, qualcosa di illiberale».
Riterrei quindi che i meritevoli indicati dalla Costituzione siano coloro che mettono a disposizione i loro talenti e una parte della propria ricchezza per il bene comune.
Papa Francesco[9] indica la via per gli imprenditori e cioè la condivisione, da attuarsi attraverso sia la filantropia, sia il pagamento delle tasse, sia la creazione di posti di lavoro dignitoso, non precario, specialmente nei confronti dei Giovani e delle Donne.
Ritengo che la Scuola possa svolgere un ruolo decisivo e fondamentale nella formazione delle coscienze che possano poi cercare di attuare tutto questo.
Paolo Castellari
[1] Antonio Zucchini fra religiosità e politica 1891-1971. I sindaci di Faenza Copertina rigida – 15 gennaio 2015
di Pietro Baccarini Edit Faenza,
Antonio Zucchini colse nella matrice culturale del cristianesimo, il fondamento di una socialità e di una democrazia strutturate dai principi della libertà legata alla verità, della fraternità, dell’uguaglianza e della giustizia
[2] Marco Martinelli teatro delle Albe The sky over Kibera è un film d’arte: ci racconta la “messa in vita” della Divina Commedia nell’immenso slum di Nairobi, Kibera, dove il regista ha lavorato con 150 bambini e adolescenti, reinventando il capolavoro dantesco in lingua inglese e swahili.
[3] Discorso di Piero Calamandrei, 11 febbraio 1950 Discorso pronunciato da Piero Calamandrei al III Congresso dell’Associazione a difesa della scuola nazionale (ADSN), Roma 11 febbraio 1950
[4] https://ilpiccolo.org/ilpiccolo/2023/01/ce-un-paese-da-ricucire-la-donazione-del-notaio-castellari-alla-caritas-di-faenza/
[5] Piero Calamandrei, Discorso sulla Costituzione, Milano, 26 gennaio 1955
[6] Fortuna Imperatrix Mundi, Carmina Burana
[7] L’etica protestante e lo spirito del capitalismo
[8] Vescovo Mario Toso: Oggi il merito viene inteso come un principio che discrimina e premia solo chi è virtuoso. In questo modo chi è in grado di fare meno viene escluso:
[9] ISCORSO DEL SANTO PADRE FRANCESCO AI PARTECIPANTI ALL’ASSEMBLEA PUBBLICA DI CONFINDUSTRIA Aula Paolo VI Lunedì, 12 settembre 2022














