Una società che prende forma, si tende, si piega e cambia. Nell’antica sagrestia di Santa Maria dell’Angelo la materia diventa metafora delle relazioni umane nella nuova mostra del Museo Diocesano di Faenza, curata da Giovanni Gardini e dedicata alla ricerca artistica delle sorelle Renata e Cristina Cosi.

La mostra a Faenza nell’ambito di Argillà Italia

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Nove opere in gres, nate da un lavoro a quattro mani, accompagneranno il pubblico in una riflessione sulla società e sui legami che la compongono. La mostra, realizzata in occasione di Argillà Italia, sarà inaugurata venerdì 4 settembre alle 18 e resterà aperta fino al 14 novembre. Il titolo, Instabile inevitabile, dice molto della prospettiva delle due artiste. «La società non è una struttura fissa», raccontano Renata e Cristina Cosi, che lavorano insieme da oltre dieci anni. «L’instabilità non è per forza negativa, ma è una sua caratteristica». Inevitabile, invece, è il cambiamento, «come l’avanzamento delle novità che compongono la storia dell’uomo».

Il gres diventa metafora del tessuto sociale

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È un’idea che prende forma direttamente nella materia. Le opere appartengono alla serie Society e sono realizzate in gres, lavorato fino a trasformarsi in una sorta di tessuto ceramico. Il punto di partenza sono grandi blocchi di materia che le due sorelle lavorano fino a ottenere superfici sottili che vengono poi panneggiate e modellate. «Intendiamo la società come un codice, come qualcosa che ci rappresenta che ci veste e ci contiene – spiegano -. La società è un l’opera in cui viviamo». Un’opera mai definitivamente compiuta. Il panneggio delle superfici ceramiche diventa il segno visibile di un movimento continuo. «Vogliamo sottolineare questo inevitabile movimento», spiegano le artiste. Tensioni, trazioni e torsioni della materia diventano anche metafore delle tensioni sociali, dei rapporti tra le persone e dei cambiamenti che attraversano una comunità. «Qualche piccola rottura, qualche stropicciatura è inevitabile, è proprio parte del percorso e del materiale». Il gres non è una scelta casuale: un materiale legato da millenni alla presenza dell’uomo e, proprio per questo, adatto a raccontare una storia fatta di trasformazioni. «Utilizziamo da sempre il gres perché ci permette di creare questo tessuto ceramico, che è una metafora di un tessuto sociale» precisano.

Una risma di carta per raccontare la storia dell’uomo

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In mostra ci sarà anche un’opera che rappresenta una risma di carta. Una scelta che amplia il gioco delle metafore: «È un materiale che usa solo l’essere umano e ci racconta». I numerosi fogli sovrapposti sembrano custodire una storia, mentre l’ultimo, realizzato in gres, svela la pagina. «Per poi ricominciare probabilmente», aggiungono le artiste, lasciando aperto il significato dell’opera e, insieme, quello della storia che continua.

Renata e Cristina Cosi, un percorso artistico a quattro mani

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Renata e Cristina Cosi, nate a Cesena rispettivamente nel 1983 e nel 1980, si sono formate all’Istituto d’arte Federico Fellini di Riccione. Dopo percorsi diversi – Renata come progettista ceramica e Cristina come illustratrice – hanno scelto di unire le proprie competenze. Da allora lavorano insieme, intrecciando ceramica e disegno e costruendo un linguaggio visivo comune. Le loro opere nascono da un lavoro a quattro mani. «Siamo in due e lavoriamo insieme da sempre, siamo anche sorelle», raccontano. Una collaborazione che nel tempo le ha portate a confrontarsi con l’arte contemporanea, con installazioni site-specific, gioielli e progetti realizzati anche per il mondo della moda e dell’architettura. Vivono e lavorano a Savignano sul Rubicone e hanno partecipato a importanti fiere d’arte moderna e contemporanea.

La mostra sarà visitabile con ingresso libero: venerdì 4 settembre dalle 16 alle 20, sabato 5 e domenica 6 dalle 10 alle 20 e resterà aperta fino al 14 novembre.

Barbara Fichera