L’estate più difficile si misura anche nei campi. Settimane di caldo intenso e precipitazioni scarse hanno lasciato il segno sull’agricoltura ravennate, soprattutto in collina, dove i vigneti registrano cali anche del 30-50 per cento nelle aree non irrigate, i frutteti hanno dovuto anticipare le raccolte e i foraggi sono in sofferenza.

In collina l’acqua fa la differenza

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I vigneti “bruciati” in collina

La siccità, come ogni calamità, chiede all’agricoltura di cambiare. Non basta affidarsi alle piogge: servono sistemi di irrigazione efficienti, reti antigrandine capaci anche di garantire ombreggiatura, invasi collinari e nuovi sistemi di raccolta e conservazione dell’acqua. È soprattutto la collina – un territorio dove fare agricoltura è più difficile – a pagare il prezzo più alto del caldo record. Nelle aree dove non è possibile irrigare, le rese dei vigneti sono crollate. «L’uva avrà una qualità migliore, ma la quantità in alcune zone della collina dove non c’è irrigazione è ridotta del 30, 40 o addirittura del 50 per cento», spiega Nicola Dalmonte, presidente di Coldiretti Ravenna. Ma il caldo si è fatto sentire per tutti. La vendemmia 2026 è arrivata con un anticipo che in alcune produzioni raggiunge i 15 giorni. Per le prime uve precoci la raccolta è partita a inizio agosto, con Pinot e Chardonnay. A breve toccherà anche al Trebbiano. «La qualità è buona – sottolinea Dalmonte – ma dove non c’è irrigazione la pianta asciuga il grappolo». Il caldo impone di modificare gli orari di lavoro non solo per i braccianti, ma anche per il prodotto. Raccogliere quando le temperature sono molto alte significa aumentare i costi per il raffreddamento. «Se il prodotto viene raccolto a 35 gradi, c’è un maggiore onere per refrigerarlo», spiega Dalmonte.

La situazione cambia se si scende in pianura. Chi dispone di sistemi moderni di irrigazione ha potuto difendere meglio le colture e, in alcuni casi, ottenere produzioni persino superiori rispetto al 2025, che però era stato un anno particolare. Il problema resta il prezzo. «Le pezzature migliori hanno ottenuto quotazioni discrete – spiega Dalmonte – più difficile il mercato del prodotto destinato all’industria». Tra le ultime produzioni del calendario della raccolta ci sono mele e pere, anch’esse interessate dall’anticipo della maturazione. «Abbiamo una qualità molto buona, con gradi Brix importanti». Il kiwi ha sofferto. «Ci sono impianti che non hanno copertura antigrandine, che permette anche di ombreggiare – spiega Dalmonte-. Il caldo ha provocato stress sulla parte aerea delle piante e sul terreno, soprattutto nei primi 20-30 centimetri, dove si concentra l’apparato radicale».

Foraggi in sofferenza e rischio abbandono dei terreni

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Nicola Dalmonte

In collina soffrono anche i foraggi, produzione fondamentale per le aziende zootecniche. «Un problema molto serio. Le quantità sono ridotte», spiega Dal Monte. Se coltivare non conviene più, il rischio di abbandono è dietro l’angolo. «L’anno prossimo tanti terreni non verranno lavorati né seminati – prevede Dalmonte -. Servono invasi e nuovi sistemi di raccolta anche in pianura. Un tema non più rimandabile, non solo per l’agricoltura». Il problema non è più soltanto affrontare una stagione rovente, ma prepararsi a stagioni con caldo e siccità alternati a grandinate e nubifragi. «Per questo sono fondamentali le polizze assicurative», osserva Dalmonte.

Il caldo mette in difficoltà anche le api

A soffrire sono anche le api. Le alte temperature riducono le ore di attività e accorciano la durata delle fioriture, mentre alcune piante spontanee non sono riuscite a fiorire. «Con il caldo le api lavorano meno, c’è una fioritura breve delle piante e questo incide sul lavoro degli insetti», spiega il presidente di Coldiretti Ravenna. Il caldo costringe a concentrare l’attività nelle ore più fresche. Insomma, una trasformazione che non esclude nessun settore. «Il Cambiamento climatico ci impone una riprogrammazione delle attività – conclude Dalmonte – un cambiamento radicale delle nostre abitudini». Non si tratta solo di irrigare di più. Occorre irrigare meglio, proteggere le piante e modificare gli impianti, una trasformazione che riguarda anche la struttura stessa dell’agricoltura.

Negli ultimi dieci anni le superfici dedicate alle drupacee, a partire dal pesco, si sono ridotte drasticamente. In parte sono state sostituite dai vigneti, mentre altri terreni sono rimasti vuoti. «Le aziende sono meno a livello numerico, ma meglio organizzate e più grandi». E una nota positiva c’è. «In questa zona – conclude il presidente di Coldiretti Ravenna – il fatturato generale tiene».

Barbara Fichera