Per la prima volta il vescovo Michele ha presieduto la celebrazione della Messa nella concattedrale di S. Stefano papa a Modigliana, in occasione della solennità di Maria Santissima Assunta in cielo. Di seguito pubblichiamo il testo integrale dell’omelia.
L’omelia del vescovo Michele


«Benedetta tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo» (Lc 1,42)
Questa esclamazione di Elisabetta pronunciata subito dopo il primo incontro con Maria e Gesù nel grembo, è consegnata alle parole della nostra preghiera, ogni volta che pronunciamo la preghiera dell’Ave Maria. Sin da piccoli l’abbiamo imparata e ci accompagnerà per tutta la vita fino ad essere una delle pochissime parole che ricorderemo quando, giunti al termine della vita, sentiremo il naturale bisogno di essere accompagnati dalle mani sicure e tenere della Mamma. È una esclamazione ed una lode che accompagna eventi straordinari, sia per gioia che per dolore, per tutta la vita. E noi abbiamo come una sensibilità spirituale per lodare e invocare Maria quando ci troviamo davanti a qualcosa di grande e non misurabile. Ma cosa c’è dietro queste parole? Sono solo parole? Sono solo preghiere?
Sono parole straordinarie per celebrare eventi straordinari. Ci sono infatti, due eventi grandissimi che provocano questa esclamazione sulle labbra di Elisabetta e anche noi, quando pronunciamo queste parole, abbiamo percepito che qualcosa di grande e di inafferrabile è avvenuto. Elisabetta sente la voce di Maria che, arrivata in casa della cugina la saluta. É sufficiente la voce della Madre di Gesù a provocare il “balletto” di Giovanni nel grembo e la chiara percezione dell’anziana parente di essere davanti a qualcosa di immenso. La voce di Maria, la sua vicinanza, le sue parole rare e semplici di madre, maestra e discepola, annunciano il Signore presente. Quando ci avviciniamo alla Madonna, quando La preghiamo, Lei ci porta Gesù. E avviene una prima Pentecoste: lo Spirito riempie Elisabetta – e noi – e pronuncia parole di gioia perché ha riconosciuto il Signore lì, in quel grembo, in quella vita. Ecco cosa avviene quando il nostro amore e stupore per Maria è autentico ed accordato con una fede semplice ed ecclesiale: siamo in grado di riconoscere il Signore presente negli altri! É un dono inestimabile di cui tutti abbiamo bisogno e, quando abbiamo il coraggio di accoglierlo, cambiano in maniera decisa i nostri rapporti personali, ecclesiali e sociali a tutti i livelli. Qual è il segreto, il principio che ci fa non solo tollerare e rispettare, ma amare l’altro? L’intima certezza che l’altro – come noi – é abitato da Dio, nello Spirito. Da qui nasce l’impegno per gli altri non solo come un comando esterno che ci ordina cose buone, ma come una attrazione che ci dona energia e forze per l’impegno. Dio in noi, e noi in Dio.
Occorre contemplazione, apertura della testa e del cuore, preghiera assidua e comunione ecclesiale, alimentata dalla Messa e ricucita dal perdono, per avere occhi e orecchi “buoni” e poter esclamare davvero entusiasti: «Benedetta tu fra le donne e benedetto è il frutto del tuo grembo!» Le nostre comunità, le nostre città, penso che abbiano bisogno di questo: contemplare, per cogliere la presenza di Dio nell’altro e agire! Tanto saranno lo stupore e la gioia che le nostre energie emotive non saranno sprecate per i rimpianti, perché Dio è ora e qui.
Tanta sarà la gioia nello Spirito da farci dire, anche senza parole: «Dio è qui e ci salva». Tanta sarà la forza che anche le più insignificanti energie verranno usate bene per costruire un pezzo di Regno con Gesù e nessuno, davvero nessuno sarà escluso, così da realizzare la vera inclusione. Avviciniamoci pure a Maria, preghiamola, chiediamo. Ella invocherà lo Spirito con noi, perchè i nostri occhi vedano «le grandi cose che ha fatto per noi l’Onnipotente». (Cf. Lc 1,47) Guardando a Lei, oggi in cielo con tutta se stessa accanto a Gesù suo Figlio, si rafforza la speranza, che la gioia di sperimentare la bellezza piena di carità che scaturisce dall’incontro con Gesù, non sarà solo transitoria, ma definitiva gioia dei salvati dal Sangue di Cristo.
+ Michele, vescovo














