C’erano l’attesa, l’emozione e infine la gioia di camminare insieme. Per i circa sessantamila presenti alla Fiera di Rimini, sabato scorso, l’incontro con papa Leone XIV al Meeting di Comunione e Liberazione ha avuto il sapore di un appuntamento storico. Tra loro c’era anche la rappresentanza della fraternità di CL di Faenza, un centinaio in tutto che hanno partecipato all’evento. «Il fatto che il Santo Padre venga al Meeting per noi è una gratitudine infinita, ci è venuto a trovare», racconta Alberto Billi. Fin dalla mattina, ricorda, si respirava «un clima di attesa elettrica, un grande desiderio di incontrarlo». Ma ciò che più lo ha colpito è stato il modo con cui Leone XIV ha vissuto quell’incontro: «Era contento di essere lì, di incontrare le persone». Un Papa che non si è limitato a rivolgere un discorso, ma che ha mostrato, attraverso la sua presenza, una prossimità capace di generare gioia.
Responsabilità e Comunione
Tra le parole ascoltate a Rimini, Billi ne porta con sé soprattutto una: responsabilità. «Uscite, andate, incontrate le persone e puntate sulla logica dell’amore, l’unica che permette di vincere odio e sopraffazione». Un invito che, per lui, non rimane confinato al Meeting, ma interpella concretamente anche la vita quotidiana. Accanto alla responsabilità c’è poi la comunione. «La sento nel legame con il Santo Padre, ma anche con tutti coloro che sta guidando e che guidano a loro volta», spiega Billi, citando anche il rapporto con il nuovo vescovo di Faenza-Modigliana, Michele Morandi, e con la guida nazionale di CL, Davide Prosperi. Proprio a quest’ultimo, durante l’incontro, il Papa ha indicato una strada alla quale il movimento ha risposto con una disponibilità che Billi sente profondamente propria: «Ci indichi dove andare». È lo stesso atteggiamento che, secondo Billi, dovrebbe caratterizzare il rapporto di CL con la Chiesa locale. «Il dono di un carisma viene dato come aiuto alla Chiesa tutta. Siamo sempre a disposizione: se possiamo essere utili, ci siamo».
La visita del vescovo Michele alla fraternità di CL
Un atteggiamento che Billi ha sperimentato concretamente proprio con il vescovo Michele. Durante la vacanza estiva della fraternità a Marilleva, in Trentino, il vescovo ha raggiunto il 29 luglio scorso i circa 180 partecipanti, celebrando la Messa, fermandosi a mangiare con loro e poi raccontando la propria esperienza di fede. «Ci ha fatto enorme piacere ricevere la sua visita, che è riuscito a fare nonostante i tanti chilometri da percorrere». Un incontro particolarmente intenso, anche perché avvenuto nei giorni in cui era acceso il dibattito sul fine vita e sulla legge regionale. «È stato un momento intenso, perché abbiamo affrontato con lui anche questo argomento, anche dal punto di vista dell’esperienza concreta delle persone», ricorda Billi. Morandi ha raccontato infatti della sua disponibilità a raggiungere, quando viene chiamato dall’ospedale, le persone che stanno affrontando gli ultimi momenti della vita: «Ci ha raccontato che a volte incontra una persona arrabbiata, a volte chi ha bisogno di compagnia. In quel momento intimo resta un fatto: ci sono lui, la persona e la morte, e da questo incontro si vive il mistero». Dopo cena il vescovo si è fermato ancora, per un incontro-testimonianza nel quale ha raccontato la propria esperienza di fede «con una disponibilità impressionante, mettendo a nudo tutti gli aspetti». Per Billi, quell’incontro ha segnato l’intera settimana.
Trasmettere il Vangelo alle nuove generazioni
Anche per questo, l’esperienza di Rimini si inserisce in un cammino più ampio. «Abbiamo avuto la grazia di incontrare il Senso: questa cosa va giocata a 360 gradi», afferma. È qui che emerge una delle sfide che Billi considera decisive: come trasmettere questa esperienza alle nuove generazioni. «I giovani hanno una domanda di Senso molto forte. Sono generazioni diverse dalle nostre e probabilmente dobbiamo avere il coraggio di ripensare le modalità con cui comunichiamo, non il contenuto». La domanda, secondo la sua esperienza, non è affatto scomparsa: «C’è un grande desiderio di significato, di incontrare qualcosa che duri e dia senso e permetta di accorgersi che la vita non è vana». Da qui l’attenzione ai giovani, a partire dai propri figli e fino agli incontri nelle scuole. «È fondamentale comunicare loro la bellezza dell’incontro con Cristo». E proprio gli incontri vissuti a Rimini, così come quello con il vescovo Michele, diventano per Billi «un balsamo», una fonte di energia per rimettersi in gioco e continuare a testimoniare. Perché, in fondo, è questa la responsabilità che porta a casa dal Meeting: non tanto convincere qualcuno attraverso le parole, quanto raccontare la bellezza di ciò che si è incontrato. «La Chiesa al di là dei numeri, ci ha sempre chiesto di raccontare a tutti questo tesoro gigantesco». E la conclusione diventa quasi una sintesi dell’esperienza vissuta a Rimini: «La bellezza convince, non per dovere».














