Le discriminazioni nei percorsi scolastici degli studenti con background migratorio «non sono un’opinione, ma una realtà documentata». È questa la posizione espressa da Faenza Multietnica, che interviene pubblicamente dopo le polemiche nate in seguito alla manifestazione dedicata alla memoria di Abderrahim Fakir e di tutte le vittime del razzismo.

«La manifestazione non era contro la scuola»

Secondo Faenza Multietnica, negli ultimi giorni «si è tentato di ridurre e strumentalizzare una manifestazione pubblica» che aveva come obiettivo principale «ricordare Abderrahim Fakir e tutte le vittime del razzismo, chiedere giustizia e denunciare un fenomeno che continua a colpire la nostra società».

L’associazione precisa che il riferimento alle discriminazioni nei percorsi scolastici è stato soltanto uno degli argomenti affrontati durante l’iniziativa.

«Non si trattava di una manifestazione contro la scuola, né di un attacco alle istituzioni educative di Faenza», afferma Faenza Multietnica. «Era un passaggio all’interno di un intervento più ampio, volto a evidenziare come il razzismo non sia un fenomeno isolato, ma si riproduca in diversi ambiti della vita sociale, inclusa la scuola».

«I dati dimostrano percorsi scolastici differenziati»

L’associazione richiama diversi dati e studi a sostegno della la propria posizione.

I dati del Ministero dell’Istruzione relativi all’anno scolastico 2023/2024 mostrano che «solo il 32,5% degli studenti con cittadinanza non italiana sceglie un liceo, mentre la maggioranza viene indirizzata verso istituti tecnici o professionali».

Faenza Multietnica cita ricerche di Save the Children e del think tank Tortuga, basate su dati Istat 2023, secondo cui, «indipendentemente dalle inclinazioni personali e anche a parità di condizioni economiche e di rendimento o di potenziale scolastico, gli studenti con background migratorio vengono orientati più frequentemente verso percorsi tecnici e professionali».

Il fenomeno della cosiddetta «canalizzazione formativa precoce» è stato analizzato da università, centri di ricerca e organismi impegnati nella tutela dei diritti, tra cui Unar e Save the Children, evidenziando come, accanto ai fattori socioeconomici, possano incidere «aspettative più basse, stereotipi inconsapevoli e barriere istituzionali».

«Nessuna svalutazione degli istituti tecnici e professionali»

L’associazione tiene a precisare che il proprio intervento «non intende in alcun modo sminuire il valore degli istituti tecnici e professionali», definiti «pilastri fondamentali e di altissima qualità del sistema formativo e produttivo» e «non scuole di serie B».

«Il punto critico – si legge nella nota – è l’esistenza di un condizionamento strutturale che spesso limita la reale libertà di scelta».

Il riferimento alla situazione di Faenza

Questa asimmetria si rispecchia anche nel contesto locale di Faenza. Lo dicono i dati ufficiali pubblicati dalla stessa Unione della Romagna Faentina per l’a.s. 2025/2026

Il polo liceale Torricelli-Ballardini (indirizzi classico, scientifico, scienze applicate, linguistico, scienze umane, artistico e scienze sportive) concentra una quota molto elevata degli iscritti complessivi alle superiori del territorio, mentre la presenza di studenti con cittadinanza non italiana risulta storicamente e strutturalmente più contenuta nei licei rispetto agli istituti tecnici e professionali. Nei licei cittadini le percentuali di studenti con cittadinanza non italiana si attestano su quote basse (dal 2% circa del Liceo Classico a percentuali comprese tra il 4% e il 7% negli altri indirizzi), mentre aumentano in modo speculare negli istituti tecnici e professionali.

«Un problema strutturale, non delle singole scuole»

Faenza Multietnica sottolinea poi come «la dispersione scolastica colpisca in misura significativamente maggiore gli studenti di origine straniera», definendo questo dato «uno degli effetti concreti di un sistema che, attraverso stereotipi e pregiudizi, limita le opportunità di chi ha un cognome o un’origine diversi».

Per Faenza Multietnica, «gli atti di razzismo a scuola esistono» e «non sono episodi isolati, ma il risultato di un contesto sociale che non educa sufficientemente alla decostruzione del razzismo».

L’associazione precisa tuttavia di riconoscere «l’impegno di molti insegnanti che ogni giorno lavorano contro queste discriminazioni e si spendono per un’inclusione reale».

«Il problema – si legge ancora – non sono le singole persone o i singoli istituti, ma un meccanismo strutturale che va riconosciuto e contrastato».

«Il confronto deve partire dai dati»

Faenza Multietnica ribadisce che l’intervento pronunciato durante la manifestazione «aveva l’obiettivo di richiamare l’attenzione su un problema ampiamente discusso nel mondo della scuola e della ricerca, non di attribuire responsabilità personali o di screditare le scuole di Faenza».

L’associazione sostiene inoltre che «ridurre l’intera manifestazione a un presunto attacco alla scuola significa distorcere i fatti e strumentalizzare un momento di memoria e di lotta contro il razzismo».

Infine, Faenza Multietnica conclude affermando che «il confronto civile deve fondarsi sui dati e sul dialogo, non sulle polemiche» e conferma l’intenzione di continuare a promuovere «una scuola sempre più inclusiva, capace di valorizzare il merito e offrire pari opportunità a tutti gli studenti, indipendentemente dalla loro origine», oltre a proseguire nell’impegno per ricordare le vittime del razzismo «senza lasciare che la loro memoria venga oscurata da strumentalizzazioni».