La Spagna ha infine vinto questi lunghi – forse si potrebbe dire estenuanti, ma magari i prossimi saranno a 64 squadre e allora conviene certi aggettivi tenerli pronti da usare fra quattro anni – e appassionanti mondiali di calcio.
Al mondiale si manifesta un forte legame tra fratelli
Alcune cose resteranno nella mia mente con grande piacere. Innanzi tutto il fratellino (o sarebbe meglio dire fratellone, vista la popolarità conquistata) di Lamine Yamal, Keyne, di quasi quattro anni. Sebbene sia solo un bambino, è diventato una vera e propria star
e mascotte del mondiale, immortalati sui grandi schermi dello stadio e dalle televisioni di tutto il pianeta, conquistando i social grazie alle sue esilaranti smorfie in tribuna e ai dolci abbracci con il fratello maggiore sul campo. Mentre Lamine entrava nella storia come uno dei più giovani campioni del mondo, Keyne ha conquistato i tifosi della nazionale spagnola con la sua spontaneità. Anche durante la finale, a cui hanno assistito celebrità internazionali da tutto il mondo, il fratellino del calciatore spagnolo è stato uno dei personaggi più amati dal pubblico. Dopo la vittoria della Spagna in finale, il piccolo è sceso in campo per festeggiare insieme a Lamine e al resto della squadra, regalando immagini che hanno emozionato i tifosi e messo in luce il forte legame tra i due fratelli.
Il gesto d’amore di Nico Williams
Un altro dei ragazzi spagnoli che mi ha commosso è stato Nico Williams (24 anni lui, 19 Lamine). Finita la partita, dove è stato determinante fornendo l’assist al suo compagno di squadra Ferrán Torres che ha segnato il gol decisivo per la vittoria, con gli occhi fissi sugli spalti, Nico ha cercato sua madre. Si è avvicinato alla balaustra, si è sfilato la medaglia d’oro dal collo e l’ha consegnata a lei, una donna ghanese che anni fa attraversò il deserto del Sahara a piedi mentre era incinta, pur di raggiungere l’Europa e garantire una vita migliore alla propria famiglia. Pochi istanti dopo, visibilmente emozionata, María Arthuer si è messa la medaglia al collo, sollevando le braccia al cielo per festeggiare.
La vittoria spetta ai criticati
E infine il premier spagnolo: si dice che per assistere alla finale il Pedro Sánchez abbia cambiato all’ultimo l’agenda: era atteso in Algeria
e invece si è ritrovato in tribuna d’onore allo stadio con il presidente degli Stati Uniti Donald Trump. Non poteva esserci conclusione migliore per la disputa tra Washington e Madrid: ha vinto il mondiale il Paese più criticato dal presidente Usa per la mancanza di aiuto in Iran e per l’insufficiente spesa per la difesa, al punto da minacciare di tagliare i commerci con la Spagna, senza poi dare seguito alle sue parole, come gli succede molto spesso.
La rivincita della Spagna
Se potessimo trarre da tutto questo una “lezione”, potremmo dire che – in un certo senso – questi mondiali sono stati la rivincita della Vecchia Europa criticata da Trump, quella “invasa” dagli immigrati: ha vinto proprio il Paese che di recente ha approvato un importante piano di regolarizzazione dei migranti. Fra quattro anni vorremmo sperare che fossero mondiali di calcio, senza tante guerre in giro per il pianeta, ma intanto teniamoci stretti questi gesti pieni di empatia e di amore per le persone che ci stanno vicine.
Tiziano Conti














