Tra le novità più apprezzate del Niballo 2026 c’è il video trailer in stile cartoon realizzato dal faentino Giona Dapporto con la sua casa di animazione Foore srl, e musiche di Roberto Federico, polistrumentista laureando in Musicologia. Giona approfondiamo come è nato questo progetto artistico che ha utilizzato un nuovo linguaggio per raccontare il Palio di Faenza.

Intervista a Giona Dapporto

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Giona, l’idea del video del Palio com’è nata?

Nasce prima di tutto dal mio legame con Faenza. Sono faentino, ho sempre amato il Palio e l’ho sempre percepito come un mondo molto vicino all’animazione: per i colori, i costumi, i simboli, le atmosfere, il senso narrativo che porta con sé. Qualche anno fa avevo sviluppato un progetto web ispirato proprio al folklore faentino e agli abiti del Palio, provando a rileggerli in una chiave più fantasy. Era una storia autonoma, ma nasceva da quell’immaginario: dai rioni, dalle tradizioni, dai dettagli visivi e simbolici che appartengono alla città. Lavorando a quel progetto mi è capitato di presentarlo ai Rionali e all’Area Cultura del Comune di Faenza. Al di là del singolo progetto, credo che siano piaciuti soprattutto il linguaggio, lo stile e il modo in cui quell’universo veniva reinterpretato. Da lì è arrivata poi una proposta più mirata.

Tu eri già appassionato del Palio?

Sì, anche se non l’ho mai vissuto “da dentro”, come può viverlo chi fa parte di un Rione o partecipa direttamente alla vita rionale. Io l’ho sempre seguito da spettatore: andavo a vedere il corteo, l’atmosfera che si crea in città nei giorni del Niballo, da piccolo guardavo la gara in tv da casa insieme a tutta la famiglia. Il lavoro fatto insieme all’Area Cultura del Comune mi ha permesso però di entrare più in profondità in questo mondo. Ho potuto conoscere e inserire molti dettagli legati alla storia di Faenza, ai suoi simboli e alla tradizione del Palio. Questo è stato molto importante, perché mi ha consentito di costruire un video non solo suggestivo, ma anche rispettoso e coerente con l’identità storica della manifestazione.

“Il Palio ha questa forza particolare: porta dentro la città una tradizione antica, ma la fa vivere nel presente”

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Come nasce il concept del video? Quanto c’è di tuo, anche nei valori e nei messaggi che hai voluto trasmettere?

Il concept del video nasce da tre elementi principali. Il primo è la rievocazione storica, intesa come incontro tra presente e passato mescolando elementi di entrambi. Il Palio ha questa forza particolare: porta dentro la città una tradizione antica, ma la fa vivere nel presente. Nel video ho cercato di restituire proprio questo intreccio, questo passaggio continuo tra memoria e attualità. Tutto ciò non solo visivamente ma, grazie a Roberto Federico (polistrumentista laureato in Musicologia), anche attraverso la musica, cercando di mantenere una melodia fresca e contemporanea realizzata con suoni e strumenti tipici del corteo storico. Il secondo elemento è il punto di vista. Mi interessava raccontare il Palio non da una sola prospettiva, ma attraverso sguardi diversi: quello del bambino, quello della dama, quello dei figuranti, quello del pubblico in piazza e anche quello di chi lo segue da casa, attraverso la televisione e la voce del cronista. Il Niballo è una manifestazione collettiva: ognuno la vive da una posizione diversa, ma tutti fanno parte dello stesso racconto.

Il terzo elemento?

L’adrenalina. La gara del Palio ha una componente fortissima di velocità, precisione e sfida. È un uno contro uno, ma non si esaurisce in un solo colpo: il Palio di Faenza è fatto di più tornate, di tensione che cresce, di colpi di scena, di un climax continuo. Questo aspetto mi piaceva molto e ho cercato di renderlo anche nel ritmo del video. C’è poi una scelta visiva: la chiusura notturna. L’abbiamo pensata così perché il Palio viene consegnato in piazza, la sera, davanti al Duomo. Era il modo più naturale per chiudere il racconto: dopo la corsa, l’attesa e l’adrenalina, arriva il momento solenne della consegna, che riporta tutto dentro il cuore della città.

Quindi l’idea del proporre un trailer in stile animazione non nasce da te, ma era già intrinseca nell’incarico?

Si, in un certo senso sì. Foore nasce proprio per lavorare su quel tipo di linguaggio: illustrazione, fumetto, cartone animato, animazione. Non ci occupiamo normalmente di video con attori o riprese tradizionali, se non in casi particolari, ad esempio quando alcuni clienti ci chiedono di inserire mascotte animate all’interno dei loro contenuti social. Per questo, quando è arrivata la proposta, era chiaro che il nostro contributo sarebbe stato legato all’animazione e alla costruzione di un immaginario visivo illustrato. Se l’idea fosse stata quella di realizzare un video classico, con attori e riprese dal vivo, non saremmo stati noi il soggetto più adatto.

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Pensavi al riscontro che il video avrebbe avuto una volta pubblicato? Avevi delle aspettative?

Sì, ci pensavo. Da un lato c’era la volontà di metterci molto del mio, dall’altro sentivo anche una responsabilità particolare, proprio perché sono di Faenza e perché il Palio, per la città, non è una cosa qualsiasi. Con i miei amici ci scherzavo spesso: dicevo che ero più teso per questo progetto che per altri lavori con una distribuzione molto più ampia. In quei casi, però, fai parte di una filiera più grande, ti mescoli ad altre maestranze, il peso è più distribuito. Qui invece sentivo che il progetto era molto legato a me, al mio sguardo, al mio modo di interpretare una tradizione che appartiene alla città. Era una cosa completamente nuova, inserita però in un contesto molto radicato e identitario. Raccontare il Palio con l’animazione significava provare un linguaggio diverso, e quindi il timore che non venisse capito o non piacesse c’era. Proprio per questo ho cercato di impegnarmi al massimo e non costruirmi troppe aspettative. 

E adesso? Il progetto proseguirà?

Sì, non è ancora finita. Sull’onda di questo trailer realizzeremo anche altri contenuti video legati al Palio, sempre all’interno dello stesso percorso comunicativo.

Dapporto ha fondato la casa d’animazione Foore srl

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Foore premiata da Cna (foto di repertorio)

La tua realtà imprenditoriale, Foore srl come sta andando?

Sta andando bene, anche se siamo consapevoli che c’è ancora molta strada da fare. In questa fase stiamo lavorando per rafforzare la struttura e consolidare il percorso intrapreso. Portiamo avanti progetti diversi, sia per tipologia di formato sia per natura dei committenti: da una parte ci sono lavori per clienti, soprattutto legati al mondo social, alle animazioni di mascotte e ai video di intrattenimento; dall’altra ci sono servizi e collaborazioni su progetti finanziati anche dalla Rai. Piano piano i clienti stanno crescendo e, soprattutto, stanno iniziando a darci fiducia con continuità. Al momento come organico fisso sono solo io, ma a seconda dei progetti coinvolgo altri professionisti. Collaboro con artisti e artiste del territorio e, mediamente, ci sono sempre due o tre collaboratori attivi sui diversi lavori. In questo momento, ad esempio, stiamo lavorando a una mini-serie per la Rai: abbiamo appena concluso la parte degli storyboard, realizzata insieme a due artiste, una delle quali è faentina, Simona Cornacchia. Parallelamente stiamo sviluppando anche un progetto sulla Costituzione, che ha ottenuto un finanziamento dalla Film Commission dell’Emilia-Romagna. Ora stiamo cercando altri partner per completare il piano finanziario. Si tratta di una mini-serie pensata per raccontare la Costituzione ai bambini in modo divertente, esperienziale e accessibile. 

La sfida dei prossimi anni?

Sarà continuare a crescere, strutturarci meglio e restare al passo con un mercato che cambia rapidamente, sia dal punto di vista dei linguaggi sia da quello delle piattaforme, delle tecnologie e dei formati.

Si può dire quindi che sei riuscito a trasformare una tua passione nel tuo lavoro?

Sull’animazione, si, mi sento di aver trasformato una passione nel mio lavoro. Per ora non mi lamento, ma la strada è ancora lunga. I sacrifici da fare non mancano.

Francesco Savorani