Gabriele Padovani racconta la sua seconda corsa a sindaco: dalla sconfitta di misura di undici anni fa alla rottura con la Lega, fino alle sfide su sicurezza, alluvione e sociale “Nel 2015 eravamo acerbi. Giovani, con tanta voglia. Oggi c’è più esperienza, più preparazione, più strategia”. Gabriele Padovani torna a candidarsi a sindaco di Faenza dopo il ballottaggio sfiorato undici anni fa. Lo fa alla guida di una coalizione composta da Fratelli d’Italia, Area Liberale, Noi Moderati, Popolari del nord e Faenza insieme. Nell’intervista al Piccolo ripercorre la sconfitta del 2015, spiega perché lasciò la Lega e parla delle sue idee su sicurezza, sociale e ricostruzione post-alluvione.
Intervista a Gabriele Padovani
Padovani, perché hai deciso di rimetterti in gioco?
Perché quella campagna elettorale del 2015 mi ha lasciato dentro una riflessione molto forte. Mancavano solo 887 voti per vincere e dopo quella sconfitta, più che la gioia del successo sfiorato per la prima volta a Faenza, mi sono reso conto di quanto dovessi lavorare ancora su me stesso. Non la considero una rivincita, ma un riscatto personale. Mi sono chiesto tante volte: “Se fossi stato più preparato, come sarebbe andata?”. Da lì ho costruito tutto il percorso fatto fino a oggi.
Che cosa mancava allora?
Esperienza e preparazione. Anche il linguaggio era diverso. C’era meno studio, meno consapevolezza di cosa significhi guidare una campagna elettorale. Eravamo acerbi, è la parola giusta. Giovani, con tanta energia e tanta voglia, ma con meno testa. Oggi invece c’è una struttura diversa: strategia, esperienza amministrativa, persone che sanno governare.
Quindi il Padovani del 2026 è molto diverso da quello del 2015?
Direi di sì. Non solo per i capelli bianchi (ride)… Ma soprattutto è cambiato l’approccio. Oggi sento di essere molto più pronto. E credo che anche i cittadini abbiano bisogno di percepire sicurezza rispetto a un eventuale cambiamento amministrativo. L’alternanza politica può fare bene, ma deve esserci un’alternativa credibile.
Sono cambiati anche i tuoi compagni di viaggio.
I simboli sì, le persone meno di quanto si pensi. Se si guardano le liste ci sono ancora tante persone che erano con me nel 2015: Andrea Liverani, Mauro Monti e diversi altri. Poi nel 2022 ho lasciato la Lega perché non la sentivo più casa mia e ho fondato Area Liberale.
Una scelta che allora sembrò rischiosa.
Molti amici mi consigliavano di non farlo, ma lo facevano in buona fede. Però io ci credevo. La politica mi piace ancora, mi diverte, e volevo costruire qualcosa di mio. Oggi Area Liberale è una realtà presente in tutta la provincia, con eletti ad Alfonsine, Lugo, Bagnacavallo e Faenza.
La vostra coalizione però nasce in un centrodestra spaccato. Perché non siete riusciti a stare insieme?
Non mi ha fatto piacere, ovviamente. Ma non la considero una tragedia. La legge prevede il ballottaggio: l’obiettivo è portare il centrosinistra sotto il 50%. E da lì inizia un’altra partita. Poi sarà il voto a decidere.
Che differenza c’è tra la vostra proposta e quella di Claudio Miccoli?
Noi siamo una coalizione vera. Loro sono una lista. Noi abbiamo messo insieme cinque realtà differenti, quattro delle quali completamente nuove nel panorama faentino. C’è una forte componente civica e territoriale. Credo sia una novità importante per Faenza.
Uno dei vostri slogan dice che “Faenza è governata dagli stessi da troppo tempo”. Perché insistete tanto sull’alternanza?
Perché quando governa sempre lo stesso gruppo politico, inevitabilmente si abbassa la qualità della politica. Lo spiego spesso con un esempio semplice: se uno studente sa già che verrà promosso, il libro lo apre meno. Vale anche per chi governa. Se sei sicuro di vincere sempre, rischi di perdere stimoli e abbassi l’asticella. La concorrenza politica migliora la qualità dell’amministrazione.
Sicurezza e welfare
Dal 2015 a oggi come hai visto cambiare Faenza?
Sarebbe troppo facile dire che è peggiorata senza considerare tutto quello che è successo: il Covid, l’alluvione, le emergenze. Però queste crisi hanno anche evidenziato limiti che già esistevano. Quando arriva una situazione straordinaria emergono competenze, capacità organizzative e qualità amministrativa. E lì secondo me si sono viste diverse lacune.
Su quali temi ritieni di aver anticipato il dibattito cittadino?
Penso alla viabilità della tangenziale nord, di cui si parla oggi ma che avevo iniziato a porre anni fa. Oppure alla raccolta differenziata: oggi tutti parlano della necessità di cambiare metodo, ma eravamo stati tra i primi a sollevare il problema. Anche sul tema sicurezza abbiamo insistito molto prima che diventasse centrale.
A proposito di sicurezza: è aumentata la percezione di insicurezza o il problema è reale?
Secondo me il problema è reale. Sono cambiati anche i fenomeni sociali. Oggi vediamo disagi giovanili più profondi, legati alla povertà, all’isolamento, al bullismo, ai social. Un ragazzo di 14 anni non lo definisco un criminale, ma se gira con un coltello non possiamo più parlare di semplice marachella.
Che cosa serve allora?
Serve presidio del territorio, servono più agenti di Polizia locale, perché oggi l’organico è insufficiente e una parte importante degli agenti ha più di sessant’anni. Le telecamere aiutano, ma la vera prevenzione la fanno le persone in divisa sul territorio. E poi serve educazione civica nelle scuole.
In che senso?
Nel senso concreto del termine. Educazione civica, educazione stradale, educazione al rispetto delle regole e anche alla raccolta differenziata. I bambini possono diventare veicolo di educazione anche nelle famiglie. A volte vedo troppe battaglie ideologiche a scuola e poca attenzione a questi aspetti fondamentali.
Hai parlato anche di un welfare “rigenerativo”. Cosa significa?
Che l’assistenza non può limitarsi a mantenere una situazione di difficoltà senza creare percorsi di riscatto. Prendiamo le case popolari: devono essere un ammortizzatore sociale temporaneo, non una sistemazione definitiva senza prospettive. Bisogna aiutare le persone a rimettersi in piedi.
Come?
Per esempio investendo nel risparmio energetico degli edifici popolari. Se abbattiamo le spese condominiali e i consumi, liberiamo risorse per creare nuove abitazioni e aiutare più famiglie. E poi servono controlli più efficaci: chi non ha diritto non deve occupare risorse destinate a chi è davvero in difficoltà.
Alluvione e sicurezza idraulica
Nel vostro programma proponete anche un assessorato dedicato all’alluvione. Che ruolo avrebbe?
Non deve essere solo una casella da mettere nel programma elettorale. Deve avere tecnici, professionalità e una struttura vera. L’obiettivo è seguire sia la ricostruzione pubblica che quella privata e affrontare seriamente il tema della sicurezza idraulica. La gestione della ricostruzione del Ponte delle Grazie, con costi che si sono alzati nel corso del tempo, dimostra che ci vuole più serietà. Così come il milione e 600mila euro di rimborsi straordinari previsto dal Comune agli alluvionati, mancano erogazioni per circa 200mila euro di fondi da dare alle famiglie. Dove sono finiti?
Con quali rapporti porterete le vostre richieste verso Regione e Governo?
Con spirito istituzionale, ma senza essere supini. Bisogna avere il coraggio di battere i pugni quando serve, sia con Bologna sia con Roma. Io l’ho fatto anche con il Governo quando non condividevo alcune affermazioni del ministro Musumeci. Se una cosa non mi piace, lo dico. Così come l’ipotesi delle tracimazioni controllate nei campi agricoli: una follia e sarebbe un danno economico immane per tutto il territorio. E oltretutto non sarebbero neanche utili a salvare la città, bisogna fare lavori a monte.
Le tre cose concrete che farete come sindaco sul tema alluvione?
Definire l’assessore con delega all’alluvione con una squadra valida a supporto, anche per aiutare i cittadini nei rimborsi e rivitalizzare le aree alluvionate. E poi chiamerei subito gli organi istituzionali.
Centro storico e raccolta differenziata
Sul centro storico uno dei disagi più riscontrati dai cittadini è quello dei parcheggi.
Siamo stati i primi a parlare di parcheggio multipiano, una scelta che non è anti-ambientalista, anzi, è addirittura ecologica e che va di pari passo con pedonalizzazione e Ztl. Devo dare opportunità all’automobilista di arrivare nei pressi del centro e parcheggiare subito. Se giro venti minuti per Faenza alla ricerca di un parcheggio, inquino. È vero che vanno incentivate le biciclette, ma con buonsenso.
Raccolta differenziata. Voi proponete un modello diverso stile Ozzano. Non c’è il rischio di abbassare la qualità della raccolta?
Secondo me il problema oggi è che il sistema è stato pensato in maniera troppo uniforme per un territorio che uniforme non è. Faenza ha il forese, le borgate, il centro storico, i quartieri ad alta densità. Non puoi trattare tutto allo stesso modo.
Che cosa cambierebbe concretamente?
Dove il sistema dei bidoncini funziona e non crea problemi, lo manterrei. In campagna, per esempio, può essere anche più comodo del cassonetto: il ritiro avviene davanti casa e le persone non devono più caricare tutto in macchina per raggiungere il primo punto di raccolta. Ma nei quartieri più densi, nei condomini, nel centro storico, dove ci sono problemi di spazi, bidoncini ovunque, vento e degrado, bisogna cambiare approccio.
Come?
Con cassonetti stradali moderni e organizzati per aree, evitando che la gente si sposti da una zona all’altra per buttare i rifiuti. E poi bisogna lavorare su due fronti: educazione e controlli. Educazione civica nelle scuole e più sanzioni per chi sbaglia.
Lei sostiene anche che il sistema attuale costi di più.
La Tari negli ultimi cinque anni è aumentata di circa il 40%. Eppure la città oggi è più sporca. Perché? Perché sono aumentate enormemente le raccolte straordinarie, che incidono sui costi reali del servizio. Quell’84% di raccolta differenziata di cui si parla considera solo il materiale conferito nei bidoncini, ma non fotografa davvero tutta la situazione.
Nel programma di mandato parlate anche di quoziente familiare. È sostenibile economicamente?
Non tutto si può fare immediatamente e al cento per cento. Vale per tutti i programmi elettorali. Però bisogna avere una direzione. Il tema della famiglia oggi è centrale: figli, asili, scuole, difficoltà economiche. Una comunità giusta deve affrontare questi problemi.
Parità di genere
La parità di genere è un altro tema molto presente nel vostro programma.
Su questo devo riconoscere un grande merito a Giorgia Maiardi. È stata una delle fondatrici di Area Liberale e mi ha sensibilizzato molto su questi temi. Parliamo non solo di uomo e donna, ma anche di discriminazioni e minoranze. Credo che il centrodestra debba affrontare tutti gli argomenti, senza tabù.
In che senso?
Se non affronti certi temi, lasci che siano altri a dettare completamente il dibattito. In consiglio comunale ho affrontato anche questioni delicate come il suicidio medicalmente assistito. Sono temi di cui bisogna parlare.
A Faenza, come nella precedente tornata elettorale, i candidati sindaco sono tutti uomini.
Lo dico qui per la prima volta: quando fondai Area Liberale la mia idea iniziale era candidare proprio Giorgia Maiardi a sindaco. Nelle nostre liste ci sono capolista donne, così come in Fratelli d’Italia. Però attenzione: io non credo nella quota rosa a prescindere. Credo nel merito.
Eppure coinvolgere le donne in politica resta difficile.
Sì, ed è un tema che va affrontato. Bisogna capire perché le donne siano spesso più riluttanti alla partecipazione politica rispetto agli uomini. È un limite culturale che va superato.
Lei viene dal mondo agricolo. Oggi quali sono le priorità per l’agricoltura faentina?
Il Comune può incidere soprattutto su tre aspetti: urbanistica, igiene pubblica e gestione delle attività agricole sul territorio. Penso per esempio agli alloggi per i lavoratori agricoli: oggi una delle difficoltà più grandi è trovare abitazioni per i dipendenti e riuscire a mantenerli sul territorio.
Ha citato anche il tema degli impianti antibrina.
Sì, perché stanno creando conflitti nel forese. Chi vive in campagna ma non fa agricoltura spesso li percepisce come un disagio, soprattutto per il rumore. Però bisogna spiegare che nessun agricoltore accende quei ventilatori per hobby: costano, consumano gas e servono a salvare il raccolto.
Quale misura impopolare prenderebbe da sindaco?
Probabilmente ridurrei alcuni finanziamenti alla Fondazione MIC. Non al museo in sé, ma a un certo modo di gestire le risorse. Ho visto i numeri: nel tempo il contributo pubblico era già stato ridotto senza particolari danni sulle presenze turistiche. Credo serva una riflessione.
Altre scelte difficili?
Esternalizzare meno studi e consulenze. Negli anni abbiamo prodotto troppa carta: studi di fattibilità, relazioni, analisi. Ma gli studi non sono progetti. Io voglio più progettazione concreta.
Palio, stadio Bruno Neri e ruolo dei giovani
Parliamo del Palio e del rapporto con il calcio.
Oggi bisogna avere il coraggio di dire che sullo stadio Bruno Neri serve un investimento serio. Ogni anno la capienza viene ridotta e lasciamo fuori migliaia di persone durante il Palio. La mia idea è che il calcio abbia sede principalmente nella zona della nuova Cittadella dello sport.
E il Bruno Neri?
Andrebbe riqualificato e destinato principalmente al Palio, alla Bigorda e alle attività equestri. Sarebbe uno spazio multifunzionale, utilizzabile anche per eventi e concerti.
Lei insiste molto anche sul ruolo dei giovani.
Perché secondo me i giovani non vanno confinati dentro quattro mura. Penso all’ex Agenzia delle Entrate o ai Salesiani: sono spazi utili, ma rischiano di diventare luoghi isolati. Io immagino invece giovani protagonisti della città, degli eventi estivi, dei martedì sera, della musica e delle iniziative culturali. E in questo, la Cittadella dello sport può diventare per loro un luogo privilegiato di protagonismo.
Ha citato anche il Mei.
Il Mei è importante, ma non deve avere il monopolio dell’offerta musicale cittadina. Bisogna creare collaborazioni più aperte e lasciare spazio anche ad altre realtà.
Come immagina Faenza tra cinque anni?
Ci sono due tagli del nastro, in primis, che vorrei fare. Il primo è quello della cittadella dello sport alla Graziola – nella visione che ho in mente io. Il secondo è il Ponte delle Grazie finalmente realizzato.
Samuele Marchi














