Non è solo una firma. È un gesto semplice che però racconta molto della vitalità di una comunità e del suo senso di corresponsabilità. L’8xmille, spesso al centro di luoghi comuni e fraintendimenti, resta uno degli strumenti principali attraverso cui la Chiesa cattolica in Italia sostiene le proprie attività. Ne parliamo con Danilo Toni, diacono di Solarolo e incaricato diocesano per il Sovvenire.
Intervista a Danilo Toni: “Nel 2024 sono stati circa 60 i progetti realizzati nella nostra diocesi con i fondi 8xmille”

Toni, partiamo dall’inizio: che cos’è il Sovvenire e qual è il suo compito in diocesi?
Il Sovvenire è il sistema di sostentamento economico della Chiesa cattolica. Si realizza principalmente attraverso due strumenti: le firme dell’8xmille e le offerte deducibili per il sostentamento del clero. Il mio compito è quello di promuovere la conoscenza di questo sistema, affiancando i parroci e aiutando le comunità a comprenderne l’importanza.
Che risposta ha trovato nelle parrocchie del territorio?
Quando ho iniziato, quattro anni fa, la sensibilità su questi temi era piuttosto bassa, quasi un deserto. Negli ultimi tempi però qualcosa si è mosso: diverse parrocchie hanno iniziato ad attivarsi e, fatto ancora più significativo, alcuni parroci mi hanno cercato per avviare iniziative.
È un segnale positivo. Non conta fare tanto, ma iniziare: se non si parte, non si va avanti.
In concreto, come si svolge questa attività di promozione?
Attraverso incontri formativi e cercando di diffondere il più capillarmente possibile queste informazioni. Nel caso dell’8xmille noi non raccogliamo direttamente le firme: indirizziamo le persone verso Caf e commercialisti. Il nostro è soprattutto un lavoro culturale e informativo. Diverso è il discorso per le offerte deducibili per il sostentamento del clero, dove abbiamo un riscontro diretto: negli ultimi tre anni il gettito è rimasto stabile, con il coinvolgimento di una trentina di parrocchie.
L’8xmille è spesso poco compreso. Come lo spiegherebbe in modo semplice?
È uno dei sistemi più democratici che lo Stato italiano ha introdotto. Lo Stato raccoglie l’Irpef e poi chiede ai cittadini come destinare una piccola quota di queste risorse: l’8xmille. Non è una tassa in più: sono soldi già versati. Tra le opzioni c’è anche la Chiesa cattolica, e siamo noi, con la firma, a indicare dove vogliamo che vadano.
Eppure molti non firmano…
Sì, ed è un dato significativo: circa il 45% dei contribuenti non esprime alcuna scelta. Questo spesso accade per scarsa informazione.
È importante sapere che chi non firma non partecipa alla scelta, ma i fondi vengono comunque distribuiti in base alle scelte degli altri. È un delegare a sconosciuti una decisione che dovrebbe essere la nostra.
Quali sono i principali ambiti in cui vengono utilizzati questi fondi?
Le risorse servono per sostenere la vita della Chiesa in tutte le sue dimensioni: il culto, la pastorale, la carità nonché per le chiese e il patrimonio d’arte e cultura. Ma soprattutto incidono concretamente sul territorio. Pensiamo agli interventi nelle parrocchie, alle opere caritative, alle attività educative e sociali. La Chiesa spesso continua a operare anche dove l’intervento pubblico si ferma, ad esempio nelle situazioni di povertà o dopo le calamità.
Ci sono esempi concreti nella nostra diocesi?
Certo. La nostra diocesi si è spesa tantissimo nel periodo covid e alluvione aiutando tutti quelli che avevano più bisogno e alcune attività attraverso la Caritas sono ancora in corso. Per quanto riguarda gli interventi sugli edifici negli ultimi anni ce ne sono stati di importanti: la riapertura della collegiata di Brisighella, la realizzazione del centro pastorale di Solarolo, lavori significativi in diverse parrocchie come a San Savino in città (parr. Paradiso) o Santa Maria Maddalena, Reda, ecc. Parliamo di opere che hanno portato sul territorio diversi milioni di euro. A questo si aggiunge un’attività ordinaria continua: mensa per i poveri, aiuto alle famiglie, piccole manutenzioni e interventi che però sono fondamentali per la vita quotidiana delle comunità. Solo nel 2024 sono stati finanziati oltre 60 progetti; più una quota per il sostentamento del Clero.
Uno dei luoghi comuni più diffusi è che la Chiesa sia ricca…
In realtà non è così. Il sostentamento si basa in gran parte sulle offerte dei fedeli. I redditi dei patrimoni coprono solo una minima parte del fabbisogno, circa il 5% per quanto riguarda il sostentamento dei sacerdoti. Tutto il resto dipende dalla generosità e dalla partecipazione della comunità.
E il Vaticano? Molti pensano che “ci pensi Roma”.
È un altro equivoco. Il Vaticano è uno Stato a sé, distinto dalla Chiesa cattolica italiana. Ogni Chiesa locale si sostiene con le risorse che raccoglie sul proprio territorio e attraverso l’8xmille.
C’è anche chi solleva dubbi sulla trasparenza…
La trasparenza è fondamentale. Esistono rendicontazioni dettagliate su come vengono utilizzati i fondi, fino al livello delle diocesi.
Far conoscere questi dati è essenziale: è il modo migliore per far capire alle persone che quei soldi, in fondo, sono anche frutto della loro scelta.
Un’ultima domanda: che valore ha, oggi, firmare per l’8xmille?
È un gesto semplice, ma significativo. È un modo per dire che si vuole sostenere una comunità viva, che opera per il bene delle persone. Mi piace riproporre un esempio del mio parroco: la comunità cristiana è come a un’orchestra jazz: tanti strumenti diversi, ognuno con il proprio ruolo, ma tutti in armonia verso l’obiettivo. Anche la firma è una di queste note: piccola, ma indispensabile.
Samuele Marchi
Gli 8 miti da sfatare… sull’8xmille alla Chiesa cattolica
Il dato è netto: a distanza di quarant’anni dalla sua istituzione, circa il 70% dei cattolici non conosce ancora bene come funzioni il sistema di sostegno economico alla Chiesa. Spesso ci si muove per “sentito dire”, alimentando dubbi che frenano un gesto che, al contrario, è un grande esempio di democrazia e partecipazione. Firmare per l’8xmille non è solo un atto burocratico, ma un modo per sostenere la missione della Chiesa: culto e pastorale, carità in Italia e nel mondo, e il sostentamento dei sacerdoti. Per aiutare a scegliere con consapevolezza, abbiamo raccolto e sfatato alcuni luoghi comuni più diffusi.
L’8xmille alla Chiesa cattolica: 3 destinazioni

L’8xmille è lo strumento per scegliere a chi destinare parte delle tasse già versate. Ogni anno i contribuenti hanno la possibilità di scegliere di destinare una percentuale dell’intero gettito IRPEF alla Chiesa cattolica e ad altre istituzioni religiose per scopi religiosi, caritativi, assistenziali, umanitari o allo Stato per scopi umanitari e sociali. Quando firmi per l’8xmille alla Chiesa cattolica non stai dichiarando che sei credente. Semplicemente decidi di dare fiducia alla Chiesa perché si prende cura dei bisogni materiali e spirituali di chiunque, non solo di chi crede. Anche dei tuoi. La legge 222/85, articolo 48, definisce le finalità di utilizzo dei fondi dell’8xmille per la Chiesa cattolica.














