Mettersi in pausa per capire la propria strada e, nel frattempo, scoprire il valore dell’incontro con gli altri. È il percorso vissuto da Nicolò, 21 anni, giovane in servizio civile alla Caritas diocesana di Faenza-Modigliana, che racconta un’esperienza fatta di piccoli gesti, relazioni e sguardi aperti sul mondo. Nicolò arriva al servizio civile dopo un momento di incertezza: «Frequentavo l’università, ma non ero sicuro di quello che stavo facendo. Avevo tanto tempo libero e, conoscendo già la Caritas per alcune esperienze di volontariato, ho deciso di provare». Prima del servizio civile, infatti, era già impegnato nel negozio solidale Dress Again, un laboratorio sartoriale che offre opportunità di riscatto a donne in difficoltà. Un’esperienza che ha fatto da ponte verso un impegno più strutturato.

Tra segreteria e missione: il lavoro con AMI

Il suo progetto si svolge con l’Ami – Amici Mondo Indiviso, realtà con sede a Fognano impegnata nella missionarietà e nell’accoglienza. Nella sede amministrativa di Faenza Nicolò si occupa principalmente di attività di segreteria: aggiornamenti per le famiglie che sostengono le adozioni a distanza, preparazione di materiali per eventi e supporto organizzativo.  Ma il servizio civile, racconta, non è mai qualcosa di rigido: «Per indole sono un po’ un tuttofare, quindi vengo coinvolto in diverse attività». Tra queste, una in particolare ha lasciato il segno: le lezioni di italiano online a una ragazza tanzaniana. «Ci provo, non ho le qualifiche da insegnante – racconta con semplicità – ma è bello».  La giovane segue un percorso reso possibile proprio dall’Ami: grazie alle adozioni a distanza ha potuto studiare fino a laurearsi in infermieristica. Oggi continua a mantenere un legame con l’associazione anche attraverso queste lezioni.

Incontri che aprono lo sguardo

Accanto al lavoro “dietro le quinte”, Nicolò ha partecipato anche a momenti di sensibilizzazione nelle scuole medie, raccontando ai ragazzi cosa significa missione, solidarietà e attenzione verso altri Paesi. «È stata la cosa più bella – confida – perché li vedevi interessati. Molti non avevano mai sentito parlare di queste realtà». Un’esperienza che non solo informa, ma allarga gli orizzonti, sia per chi ascolta sia per chi racconta.

Scoprire sé stessi attraverso gli altri

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Guardando indietro a questi mesi, Nicolò riconosce come il servizio civile lo abbia aiutato a conoscersi meglio: «Ho scoperto che riesco ad adattarmi a situazioni diverse e a fare cose anche molto lontane tra loro». Tra gli aspetti che più lo hanno colpito c’è il lavoro dell’Ami in Tanzania, in particolare l’attenzione all’educazione delle ragazze, spesso meno sostenute nei percorsi di studio. Un impegno concreto per costruire opportunità e ridurre le disuguaglianze.

Tre parole per raccontare un anno

Se dovesse riassumere la sua esperienza, Nicolò sceglie tre parole: «Pazienza, internazionalità e accettazione». Pazienza, perché ogni percorso richiede tempo. Internazionalità, per lo sguardo aperto sul mondo. Accettazione, come capacità di incontrare persone e culture diverse.

Un invito ai giovani

A chi sta pensando al servizio civile, Nicolò consiglia di provarci, soprattutto se si ha già una sensibilità verso il volontariato: «È un modo per viverlo in maniera più strutturata, più seria. E ti lascia comunque qualcosa, sempre». Un anno che passa veloce, ma che può diventare una tappa decisiva per orientarsi, crescere e, soprattutto, imparare a guardare gli altri – e il mondo – con occhi nuovi.

I progetti 2026

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Per conoscere i progetti 2026 del servizio civile per giovani dai 18 ai 28 anni presso la Caritas di Faenza-Modigliana, leggi qui. La scadenza per partecipare è l’8 aprile. Chi vuole vivere un’esperienza simile a quella di Nicolò, si può candidare per il progetto “Azioni oltre i confini”.