I cristiani hanno una infinita capacità di aiutare nel cercare di vivere la pace, e là dove sono possono aggiustare tanti pezzi di mondo. Per questo “non si può vivere nell’indifferenza -, ha sottolineato il cardinale Carlo Maria Zuppi – se no si diventa complici di chi costruisce le croci”. Aprendo i lavori del convegno dal titolo “In ascolto al di qua di Gaza. Quanto le guerre ci coinvolgono”, promosso dal gruppo Mondialità della Caritas regionale, il delegato regionale Caritas, Filippo Monari, aveva sottolineato l’esigenza di “svegliare i cuori per creare un ponte di solidarietà internazionale” e cercare di attivare relazioni concrete. Incontro ospitato a Bologna, alla sala Borse di palazzo Nettuno il 27 marzo con il cardinale Zuppi invitato a fare sintesi di un paio d’ore intense che hanno offerto pennellate di un mondo con diversi scenari di guerra che già papa Francesco aveva descritto come “guerra mondiale a pezzi”. Aggiungendo che: “La presenza dei cristiani è l’unica via che può aiutarci a crescere insieme. Quando non si cresce insieme, cresce soltanto il pregiudizio”, il presidente Cei ha poi scelto alcune parole di mons. Pizzaballa per fare il punto sulla Terra Santa e la presenza dei cristiani: ed è là che “la Chiesa italiana vuole riaprire un ospedale e le scuole, che sono chiuse da tre anni … perché non abbiamo nemici dai quali difenderci, ma amici da amare”.

La realtà di questi ultimi anni è stata illustrata a partire dalla situazione di Gaza col fotografo Paolo Patruno con una sequenza di immagini (“I grant you rifuge”, video e foto) realizzate nel 2024 con l’aiuto di reporter palestinesi, alcuni dei quali oggi deceduti. Bambini che prima giocavano … distruzioni, attività di soccorso, pianti, sangue, salme in sacchi bianchi, tende allagate, famiglie in esodo, macerie, bimbi che ora giocano fra le tende. Al silenzio delle immagini, Patruno aggiunge la richiesta di quei fotografi presenti sul posto: “Non lasciateci soli”. Mostra accolta in Caritas e ora anche in diverse scuole affinché i nostri giovani possano approfondire le loro conoscenze sperando così di contribuire a un cambiamento reale.

Francesco Strazzari, docente di Relazioni internazionali alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa e collaboratore di Caritas, ha evidenziato il collegamento fra i vari conflitti. Compresi quelli di cui meno si parla, come ad esempio il Sud Sudan, o quello ‘civile’ nel Nord dell’Etiopia (regione del Tigrai), che “in questi giorni si sta riaccendendo”. Scenari di guerra usati come laboratori per testare armi e applicazioni di intelligenza artificiale, e in cui non sarebbero un caso nemmeno le bombe sulle suole, a Gaza come in Iran. Con il Libano a registrare ora almeno un milione di profughi oltre ad almeno mille morti.

Più in generale, “assistiamo al deteriorarsi della democrazia e all’implosione del senso … in questo contesto c’è bisogno – sottolinea Strazzari – che l’Europa: ritrovi il dialogo col sud del mondo”.

Caritas fa la sua parte, portando la voce di chi non ha voce. E della sua presenza a Gaza e in Medio Oriente ha trattato Danilo Feliciangeli, preoccupato che in generale tra noi cresca una cultura della guerra” nonostante i 21mila morti di Gaza, compresi due operatori Caritas e ora un prete maronita, colpito in veste di soccorritore. “In Libano siamo presenti con 2mila volontari (tutti con elmetto e giubbotto antiproiettili)”. Esigenze? Per assistenza umanitaria (almeno 10 cliniche a Gaza, alloggi e generi alimentari); poi, va riabilitata l’attività agricola e socio pastorale; infine, serve lavorare per la pace e la riconciliazione.

Flash di una testimonianza di un recentissimo pellegrinaggio Terra Santa, sono giunti dalla forlivese Lucia Crispino che, fra le altre cose, ha detto dell’incontro con la scuola di musica Magnificat di Gerusalemme in cui palestinesi e israeliani suonano insieme e di un possibile gemellaggio da parte del Comune di Forlì. I musicisti, poi, saranno presto in Italia per un tour concertistico che comprende anche la nostra regione. Musicisti che chiedono di “pregare per noi e venire in pellegrinaggio”. Racconti che Lucia ha iniziato a fare nelle parrocchie. Mentre Annarita Cenacchi, ha raccontato del ventennale impegno di Pax Cristi all’insegna di “Ponti e non muri” pronunciato da San Giovanni Paolo II e del triste ricordo della posa a Betlemme della prima lastra del muro divisorio voluto dal Governo di Israele. In quel luogo iniziarono le recite del rosario. Una situazione intricata e resa tale anche dal fatto che Israele non ha ancora una costituzione. E non ha ancora definito i suoi confini sulla Siria. Ricordando gli oltre 500 villaggi palestinesi distrutti nel 1948, si susseguono ancora oggi gesti di distruzione dei campi agricoli palestinesi così come i sequestri delle loro abitazioni. In sostanza, è la conferma che ogni gesto o azione di convivenza tra ebrei, palestinesi e drusi è un piccolo esempio di pace che aiuta a superare l’indifferenza.

a cura di Giulio Donati