Non è più soltanto la festa di un quartiere, ma un progetto che guarda a tutta la città. Il Carnevale di San Lazzaro in Borgo ha ottenuto, per la prima volta un contributo di 3.700 euro dalla Regione Emilia-Romagna, nell’ambito dei 250mila euro destinati ai Carnevali storici. Un riconoscimento che arriva dopo quello di due anni fa che ha inserito la manifestazione faentina tra i Carnevali storici della regione. «Siamo contenti – commenta il presidente Giovanni Conti – perché i costi per organizzare il Carnevale sono importanti e avere un aiuto di questo tipo ci permette di lavorare con maggiore tranquillità. Quest’anno, tra l’altro, abbiamo spese aggiuntive per la realizzazione del carro dedicato a Gianfuzzi».
Dai tortelli del 1626 al Carnevale di oggi
L’associazione che guida l’evento è nata nel 1987, ma le radici della festa sono molto più antiche. La prima data documentata risale al 1626, quando la tradizione voleva che i faentini si recassero al Lazzaretto lungo la via Emilia, accanto alla chiesa di San Lazzaro, per offrire tortelli e saba – il mosto cotto – ai degenti, nel tentativo di alleviarne le sofferenze con un gesto di dolcezza. Col tempo quella che era conosciuta come la “festa del Tortello”, dolce tipico a base di farina con ripieno di castagne e bagnato nel liquore, si è trasformata in un vero Carnevale, con sfilate, maschere e coriandoli. «È una trasformazione naturale – racconta Conti – ma la tradizione resta. Quando ero bambino le case del Borgo erano aperte: si preparavano i tortelli bagnati nella saba e nel rosolio e chiunque entrava poteva entrare e assaggiarli. È uno spirito di accoglienza che vogliamo conservare».
L’ambizione: diventare il Carnevale di Faenza
Oggi però l’obiettivo è più ampio. «È sempre stata considerata la festa del Borgo – spiega il presidente – ma noi vogliamo che diventi il Carnevale di Faenza. Per questo abbiamo coinvolto i cinque rioni, invitandoli ad aprire la sfilata in rappresentanza del Palio, e stiamo lavorando perché l’evento sia sempre più cittadino». Un passo decisivo in questa direzione è la nascita del carro dedicato a Gianfuzzi, maschera che ambisce a diventare il simbolo del Carnevale faentino, come il dottor Balanzone per Bologna. La figura, ideata anni fa da artisti locali e portata nel teatro dialettale da Giovanni Berdondini, torna oggi protagonista in cartapesta. Accanto alla maschera, anche la ceramica diventa elemento identitario: ogni anno sarà realizzato un manufatto diverso che rappresenterà ufficialmente il Carnevale di Faenza. Per il 2026 il simbolo scelto è il garofano; in futuro si alterneranno altri soggetti, come l’edera, in un percorso che unisce tradizione e creatività.
Numeri in crescita: carri, gruppi e scuole
Il 22 marzo, data ufficiale del Carnevale in Borgo, sfileranno una trentina di realtà tra carri e gruppi a piedi: nel dettaglio una decina di carri e circa venti gruppi. Numeri in aumento che confermano la crescita costante della manifestazione. Grande protagonista sarà il mondo della scuola. «Avremo tra i 500 e i 600 bambini, dalle materne alle medie – sottolinea Conti – e per noi è fondamentale. Vorremmo che tutte le scuole di Faenza partecipassero: il Carnevale deve essere prima di tutto dei ragazzi». I disegni realizzati dai bambini che parteciperanno sono esposti fino al 20 marzo nella Sala delle Bandiere a Palazzo Manfredi.
Non solo sfilata: il Comitato organizzatore – una decina di volontari che superano i trenta nei giorni della festa – ha promosso un concorso per la realizzazione di un manufatto in ceramica, realizzato dagli studenti del Torricelli Ballardini e che verrà consegnato ai carri e al Comune come simbolo dell’edizione. Ogni gruppo sarà invitato a presentare un proprio totem identificativo. «Vogliamo che ogni gruppo si senta rappresentato – conclude il presidente – e che i più giovani siano parte attiva di un progetto che cresce anno dopo anno».
Barbara Fichera














